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come smerda il Governo sulla sicurezza Floris e #dimartedì nessuno "ecco i risultati RAPINE+11,4% FURTI+9,2% DROGA/SPACCIO+8,4% LESIONI+7,2% REATI TOTALI+5,5% Giorgia Meloni fonda il suo consenso non sui risultati, ma sul racconto" #Floris #dimartedi #decretosicurezza #21gennaio

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Io adoro il confronto civile. Per quanto possibile, non sempre mi riesce, cerco di essere gentile. Quindi non scriverò, del tizio col fratino fosforescente, “ma tu chi cazzo sei? Chi rappresenti?”. E non dirò al ragazzetto che deride questo signore pacifico: “Torna a studiare, deficiente fascista”. Non lo farò, perché appunto credo che si debba spiegare. Prendendosi anche, come mi è successo più di una volta, insulti e minacce. Punto primo, veloce: l’Ucraina è sotto attacco di un fascista. Il fascista è quell’altro. “Sì ma la Nato…”. La Nato non attaccava nessuno. “Sì ma il battaglione Azov…”. I partigiani italiani si giovarono dell’esercito italiano in rotta, che fino a un secondo prima era fascista. “Sì ma la corruzione…”. Se tutti i Paesi corrotti dovessero essere invasi da altri più corrotti di loro, alla sera mangeremmo tutti borsch. “Sì ma le armi…”. Senza le armi – alleate – avremmo parlato tutti tedesco. Punto secondo, l’opportunità, la memoria, il rispetto. Ascoltate quel signore, che dice “abbiamo aderito…”, “sono conosciuto…”. Pensa di parlare a gente come lui. Pensa che essere memoria lo autorizzi a decidere, a spiegare, a testimoniare, che tra i bersagli dei fascisti di oggi ci sono l’Ucraina e l’Europa, il primo bersaglio di Putin (e del suo gemello in affari, Trump) da almeno un ventennio. E pensa di poterlo rivendicare. Come facciamo con le bandiere palestinesi contro l’altro fascista, quello che – nell’Internazionale delle teste di cazzo – completa il triangolo che comprende Washington e Mosca. Affari, sfere d’influenza, democrature. La stessa pasta. Ma il tizio non vuol sentire. Lo allontana. “Non m’interessa”. “Non mi tocchi”. Dice così: “Non mi tocchi”. E se ti tocca cosa fai, lo meni? E l’altro ride, gode del piccolo branco vincitore. Io credo che, seduti attorno a un tavolo, l’allontanatore, il signore con la bandiera ucraina, il sottoscritto, saremmo d’accordo su un 75% di cose, diciamo sui valori, ché la politica è un’altra cosa e la si esercita in democrazia. Saremmo d’accordo che resistere, oggi, significa proteggere i deboli, i migranti, le persone LGBTQ+, i diritti civili ma anche quelli sociali, ché il capitalismo selvaggio ha devastato smantellando ogni singola regola a favore dei prepotenti. Credo soprattutto che sapremmo individuarli, i prepotenti. E che dovremmo cominciare a farlo anche quando siamo diventati noi. Al netto di tutto, quello che si vede in questo video è un atto di prepotenza. Per il quale, persino coltivando pareri diversi sulla politica internazionale, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Perché, come credo di aver detto un’altra volta, e lo ridico: abbiamo i fascisti al Governo. Non dovremmo sprecare tempo a maltrattare vecchietti. Viva la Liberazione dal Nazifascismo. Viva il #25aprile_è_ANTIFASCISTA. Sempre.

Luca Bottura

45,315 次观看 • 3 个月前

Premetto che non ho votato per la signora Meloni, ciò non vuol dire che sono autorizzata a buttare fango su di lei (inventando reati e collusioni inesistenti) come tanti infami si permettono di fare pur di diffamarla. Giorgia Meloni #Meloni #GiorgiaMeloni può non piacere, può non essere la rappresentante delle idee di certe persone e può anche essere antipatica per il suo modo di esprimersi, ma... Mentre la sinistra sembra aver trovato la sua beniamina, solo per il fatto che è ritenuta avvenente, con buona pace del merito e della credibilità, anche se credo che sotto sotto esista una strategia ben precisa per promuovere il personaggio, c’è un’altra donna che nel bene o nel male sta tenendo duro, e mantenendo in piedi un governo che arriverà a fine mandato,cosa che non succedeva dai tempi della prima guerra punica,una donna alla quale non è stato risparmiato nulla, e che per onestà intellettuale, e comunque la si pensi, si devono riconoscere attributi, chiamati anche controcoglioni di tutto rispetto. Nessun personaggio politico ha ricevuto insulti e offese come Giorgia Meloni. Ma da qui ad avere un battaglione tra professori, acculturati, opinionisti, giornalisti, interlocutori di varia natura che appena aprono bocca si lasciano andare ad espressioni degne della più nera e fetida miseria umana, nonostante tutti i dottorati che possiedono, è qualcosa che va oltre le righe e che non può essere accettato da parte di chi conosce e detiene i valori della morale, dello stile e del rispetto. Questa gente che si incensa con le lauree conseguite o con i dottorati ricevuti , non appena apre bocca, riesce a scivolare lungo la scala umana fino a toccare il fondo. Questa canea di personaggi squallidi, che si sente divinizzata dalla propria cultura di sinistra e che si sbraccia mentre urla dai pulpiti del proprio predicato ideologico, nel perdere lo stile che dovrebbe caratterizzare un'elite tra la massa, riesce a dimostrarsi peggiore di coloro che vivono nel degrado mentale, nella mancanza di etica e professionalità e di coloro che con la prepotenza verbale credono di essere migliori di altri, senza rendersi conto che, proprio il metodo che essi usano, fa di loro la parte peggiore e più vergognosa della società. Via Alessandra Ale 👇👇👇

Sabrina F.

15,563 次观看 • 3 个月前

Ci lamentiamo per la nomina di tante persone impreparate ai vertici di importanti enti? E ci rammarichiamo per gli abusi edilizi sparsi in tutta Italia e per tante scelte economiche disastrose del presente e del passato? Abbiamo ragione. Ma la colpa è nostra, che abbiamo accolto inconsapevolmente, come una liberazione, negli anni ‘60, la svolta hippy, con i suoi canti, con i suoi fiori, con la sua “Isola di White”, con il mito della trasgressione, del non rispettare i professori, del non osservare le regole, dell’accusare di autoritarismo la normale autorità, del cosiddetto “fare ciò che ci pare” (oggi diffusissimo e considerato come una grande conquista e come un vantaggio sociale), imboccando così una svolta apparentemente bella, ma sfortunata nella sostanza, nella forma e nei risultati. In seguito a quella svolta, poi (ecco il punto), nacquero ovviamente tanti comportamenti trasgressivi, un po’ ovunque e, tra l'altro, nacquero anche i noti abusi edilizi, sparsi in tutta Italia e sorti proprio solo da quegli anni e prima del tutto sconosciuti. Quell’eredità vive tuttora ed è una grande “risorsa trabocchetto”, perché ci fa considerare belle tante attività del tutto asociali, inconcludenti e spesso addirittura dannose. Ancor oggi, infatti (tra tante cose, a dir poco, “strane”), noi osserviamo come una conquista e come un mito stupendo l’opera di Keruac, “On the road”, in cui l’autore di sé dice ( tra l’altro ) ''Non avevo niente da offrire a nessuno, eccetto la mia confusione’’ e descrive il suo viaggio senza meta, fatto solo per meditare e far meditare – durato mesi – in tante città e paesi degli USA. Tutti noi, così, essendo conquistati da quella idea del medesimo viaggio “per meditare” (un’immagine certamente affascinante, non lo si può negare), temiamo poi di lodare quei giovani che si danno da fare per realizzare loro stessi con il lavoro, e così temiamo di lodare ciò che, in realtà, sarebbe invece da promozionare e che – in pratica – servirebbe realmente all’intera collettività. Ovviamente, con questi ideali, il merito, le opere ed i risultati sociali, subiscono un rallentamento generale. Quindi, con queste premesse, non bisognerebbe meravigliarsi dell’esistenza di tante stranezze cui assistiamo oggi, con l’aumento della povertà e con una politica che diventa sempre più impopolare (un sondaggio degli anni ‘90, non più ripetuto, diceva che solo il 2% si riconosceva nel Parlamento), ma piuttosto bisognerebbe ritornare ad usare le parole e le idee normali, messe in fuorigioco dalla svolta hippy. Così iniziarono le nostre “conquiste” : dal libro La commedia delle parole

Amedeo Nigra

160,187 次观看 • 1 年前

TE LA DO IO LA COLOMBIA! Nicola Gratteri ha due caratteristiche. La prima è che è sempre sicuro di quello che dice. La seconda è che, molto spesso, non sa nulla di quello che dice. Il procuratore di Napoli è tornato sul luogo del delitto, “Dimartedì” su La7, dove un mesetto fa diffuse una falsa intervista a Giovanni Falcone per arruolare il magistrato ucciso dalla mafia nella campagna referendaria contro la separazione delle carriere. Stavolta Gratteri, intervistato da Giovanni Floris, ha parlato di qualcosa che dovrebbe conoscere: il traffico di droga. D’altronde era lì per pubblicizzare il suo libro sul tema: “Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano” (Mondadori). Il problema è che Gratteri, con la solita sicumera, si è messo di nuovo a inventare la realtà. Il magistrato calabrese si è lanciato nella geopolitica. Anche perché, in questa fase, come dimostrano le iniziative di Donald Trump il traffico di droga ha assunto un’enorme rilevanza nella politica internazionale. Gratteri ha una teoria tutta sua. “Trump ha circondato il Venezuela con la marina militare, deve bombardare il Venezuela perché è un narcostato. Ma non è assolutamente vero”. La realtà è un’altra: “La cocaina si produce in Colombia. Trump dovrebbe bombardare le raffinerie di cocaina nella foresta amazzonica, ma in Colombia non in Venezuela”. E perché non lo fa? “Perché la Colombia è l’unico stato del Sud America rimasto fedele agli Stati Uniti”, dice Gratteri dispiegando la sua teoria del complotto. “Perché non va lì? Perché il presidente della Colombia dice che la cocaina fa male come il whisky? Sa cosa vuol dire questo messaggio? Formare l’opinione pubblica alla legalizzazione della cocaina per far diventare la Colombia ricca come l’Arabia con il petrolio. È da un anno e mezzo che questo discorso strisciante comincia a girare”. Applausi del pubblico, ringraziamenti dell’intervistatore. Ma la surreale teoria di Gratteri è totalmente falsa. Innanzitutto è esagerato escludere il regime chavista dal narcotraffico, non fosse altro perché due nipoti del dittatore Nicolás Maduro sono stati arrestati nel 2015 dalla Dea ad Haiti dove erano andati per spedire 800 chili di cocaina negli Stati Uniti: i narcosobrinos (narco nipoti), condannati a 18 anni, sono poi ritornati nel 2022 in Venezuela in uno scambio con cittadini americani imprigionati dal regime dello zio dittatore. Ma non è neppure questo l’aspetto più grottesco. Definire la Colombia come “l’unico stato del Sud America fedele agli Usa” dimostra una spaventosa ignoranza della realtà, non solo per un pm ritenuto esperto di narcotraffico ma per un qualsiasi cittadino che abbia sfogliato un giornale nell’ultimo anno. Il presidente della Colombia è Gustavo Petro, un ex guerrigliero marxista, politicamente allineato a Chávez e Maduro, con cui Trump si sta scontrando ferocemente. Altro che “alleato fedele”. All’inizio del suo mandato Trump ha imposto dazi abnormi sulla Colombia per il blocco del rimpatrio dei migranti illegali e in risposta Petro lo ha paragonato a Hitler. Petro ha poi chiesto all’Onu di avviare un procedimento penale contro Washington per l’affondamento delle barche di presunti trafficanti in Venezuela. Mentre Trump ha prima tagliato gli aiuti economici alla Colombia e, il 24 ottobre, ha imposto sanzioni personali a Petro per il mancato contrasto al narcotraffico. Pochi giorni fa, Trump ha minacciato Bogotà: “La Colombia produce molta droga, hanno fabbriche di cocaina che vendono negli Stati Uniti. È meglio che si dia una svegliata – ha detto riferendosi a Petro – perché sarà il prossimo”. Non si capisce su quali basi Gratteri costruisca le sue fantasiose teorie. Ormai è diventato, su vari temi, un diffusore di false verità. Forse è esagerato pretendere che, quando il procuratore è ospite in tv, ci sia un contraddittorio o un fact checking. Ma quantomeno un intervistatore che abbia sfogliato i giornali per sapere, anche vagamente, cosa succede nel mondo.

Luciano Capone

103,328 次观看 • 7 个月前

Si costruiscono storie, si alimentano suggestioni e si piegano i fatti per sostenere una tesi. È esattamente ciò che accade nel racconto sul presunto “caso Conte”. Partiamo da un punto: parlare di Antonio Conte accostato alla Nazionale è fisiologico. Parliamo di uno dei pochi allenatori italiani di livello internazionale, con un curriculum che non ha bisogno di interpretazioni. Ma trasformare questo in un segnale di rottura con il Napoli è un’operazione forzata. Perché la verità, quella intera e non selezionata, è un’altra. Il Napoli non è “in posizione comoda”, né tantomeno distaccato. Il Napoli ha costruito un progetto tecnico intorno a Conte e i risultati lo dimostrano: due trofei e una squadra che, nonostante un numero enorme di infortuni, ha mantenuto gli stessi punti della stagione precedente. Questo non è un dettaglio, è il cuore della questione. Parlare di “corresponsabilità negli infortuni” è una scorciatoia pericolosa, quasi una forzatura. Gli infortuni fanno parte del calcio moderno, e imputarli all’allenatore senza entrare nel merito delle dinamiche reali è un modo per spostare il discorso. Aurelio De Laurentiis sa benissimo cosa ha tra le mani. Non solo un allenatore vincente, ma un leader che ha ricompattato ambiente e spogliatoio. E questo vale più di qualsiasi narrazione costruita a tavolino. E qui entra anche un precedente che qualcuno prova a cancellare. L’anno scorso, nello stesso periodo, si parlava con sicurezza di Conte alla Juventus. Era quasi una certezza. È finita con una figuraccia enorme. Perché mentre venivano costruiti scenari fantasiosi, il Napoli si presentava con fatti concreti: 200 milioni investiti sul mercato e un nome come Kevin De Bruyne a certificare ambizione e continuità. Altro che addio imminente: una risposta sul campo che ha di fatto umiliato chi lo dava già altrove. Anche il passaggio sulla Nazionale è raccontato in modo strumentale. Che allenare l’Italia sia affascinante è ovvio. Ma da qui a descrivere un Conte “tentato” al punto da mettere in discussione un progetto appena consolidato ce ne passa. È più una suggestione mediatica che una realtà concreta. E poi c’è il solito sottotesto: Conte che si lamenta, Conte difficile, Conte che lascia. Una storia già vista, già raccontata, spesso senza considerare ciò che produce sul campo. Perché alla fine è lì che si misura tutto. E sul campo Conte ha fatto qualcosa di enorme: ha vinto, ha tenuto la squadra competitiva in emergenza costante, e soprattutto ha portato tutti dalla sua parte. Questo è il dato che più di ogni altro viene ignorato. Il resto è rumore. Un rumore utile a riempire pagine, ma che non cambia la sostanza: oggi il Napoli ha in panchina una figura dominante, centrale, decisiva. E provare a ridimensionarla parlando di scenari futuri e ipotesi mai confermate è semplicemente un esercizio di parte. Il “caso Conte”, in fondo, esiste solo per chi ha bisogno di raccontarlo. Mentre in campo il caso esiste: È un fenomeno di didattica calcistica. A te, Montana. Grazie 🔹🧢⚽️

FCAST7 🇵🇸

12,812 次观看 • 3 个月前

#Bonaccini: “Perché non si fa un #referendum costituzionale per una cosa come quella [...] Non ti sfugga Carlo che è fatta per altri motivi [...] Lo dicono loro che non affronta nessuno dei veri problemi della giustizia, allora ditelo è un bluff per spostare la discussione [...] non dico che è fascista [...] ma è una destra autoritaria e gli piace l'idea di limitare i poteri autonomi...” #Calenda: “Ho sentito dire queste cose sul nostro referendum perso del 2016, identiche... dalla destra, dalla Meloni [...] Questo referendum è fondamentale per un fatto: tu non puoi non considerare che ci sono oggi le correnti della magistratura che sono espressioni di fatto dei partiti, attraverso quei partiti influenzano le nomine e non solo. Hai bisogno di un'alta corte perché non è possibile che il 99% dei giudici ricevano una valutazione di operato positivo anche quando sono condannati per corruzione [...] Questa roba non è democratica, tant'è che c'è in tutti i Paesi civili e allora di che stiamo parlando?” #Bonaccini: “Non sei in grado di indicarmi una democrazia al mondo che preveda il sorteggio per...” #Calenda: “L'Italia. Nella messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica [...] la Corte Costituzionale viene composta anche dal sorteggio” #Bonaccini: “Sto dicendo che non sei in grado di indicarmi una democrazia al mondo e questo dice già che è un referendum, un bluff e non servirà a nulla...” #Calenda: “Te l'ho già indicata” #dimartedì #dimartedi #referendumgiustizia #IoVotoNo #IoVotoSI

𝚁𝚒𝚌𝚌𝚊𝚛𝚍𝚘 𝙳𝚎𝚒𝚊𝚜

23,684 次观看 • 5 个月前