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Cosa vedono i giocatori dal pullman: una marea nerazzurra ⚫️🔵⭐️⭐️2⃣0⃣

47,002 views • 2 years ago •via X (Twitter)

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Qui a Londra, dove vivo, mi capita spesso di vedere degli homeless o degli artisti di strada che hanno il POS e ricevono così le offerte dei passanti, senza scambio di denaro contante, che qui quasi nessuno porta più con se. In Italia, dice l’osservatorio di una multinazionale dei pagamenti digitali, solo un consumatore su due paga digitalmente. C’è ancora della strada da fare, ma la digitalizzazione dei pagamenti è un processo inevitabile e inarrestabile. Nel mio quotidiano è già così. Da sempre non ho contanti in tasca e pago qualsiasi cosa, dalle caramelle al taxi ad acquisti più importanti, con l’orologio, nemmeno più con la carta, o a volte con il telefono. Anche i senza fissa dimora possono farlo, aprendo un conto presso una banca totalmente digitale, che richiede solo di scaricare un’app dal telefonino e di inserire pochi dati personali, senza altri dettagli né troppa burocrazia. Per fortuna anche in Italia, dice sempre l’osservatorio, cresce sensibilmente la percentuale di chi pensa che pagare digitalmente diventerà una consuetudine nel giro di qualche anno (l’82% contro il 70% del 2022). Restano aree in cui si fa fatica ad applicare questo modo di scambiarsi i soldi: gli acquisti nei piccoli negozi, per esempio, ma anche il pagamento di prestazioni occasionali, l’invio di denaro a qualcuno per le piccole spese e persino il pagamento di tasse, multe e tributi alla pubblica amministrazione. Diverse persone tendono ancora a usare le banconote e a fare la fila per pagare i bollettini o fare bonifici. Ma, nei prossimi anni, dovrebbero essere sempre meno. È un bene o un male che si vada in questa direzione? Più che altro è un dato di fatto. I pagamenti digitali sono stati inventati, si sono dimostrati efficaci, veloci e semplici e sono qui per restare. Un’invenzione non può essere disinventata. Nel mio caso, la vivo come una cosa positiva: è comodo pagare il parcheggio, senza dover cercare gli spiccioli, o acquistare qualcosa semplicemente sfiorando il cellulare.

M.Camisani-Calzolari

12,012 views • 3 years ago

Quello che sta accadendo oggi in Russia – la persecuzione di Diana Loginova e degli altri musicisti di strada per aver osato cantare canzoni pacifiste, e il fatto che ora in Russia si possa incarcerare i minori dai 14 anni fino all’ergastolo – ha una radice comune. Il punto è uno: il regime putiniano odia la gioventù russa. Putin sta facendo la guerra al futuro. Cerca di fermare il tempo. Il regime odia i giovani perché loro lo sopravvivranno. Perché non riesce più a parlare con loro. Perché i giovani sono più liberi. Perché ridono, cantano, sperano e hanno meno paura. Perché non sono stati cresciuti dalla propaganda sovietica. Perché non corrono a morire nella guerra di Putin “per entusiasmo” e gratis. Perché non guardano Solov’ëv, ma leggono le notizie su internet. Perché hanno tempo davanti a loro. E loro vedranno il giorno in cui i cigni balleranno. Vedranno una Russia libera. Immaginatevelo: nella Russia del 2025 un ragazzino di 14 anni può essere condannato all’ergastolo perché in un videogioco ha costruito una bomba di pixel. O per aver attaccato un adesivo “No alla guerra” su un palo. O per essere stato ingannato da un truffatore e aver dato fuoco alla porta di un ufficio militare. Ergastolo. Per un gioco. Per un adesivo. Per una stupidità da ragazzino. È possibile che un adolescente venga condannato a vita per un reato che non è nemmeno in grado di comprendere fino in fondo. In Russia oggi sì. Le accuse suonano terribili: “sabotaggio”, “terrorismo”, “attentato”. Ma questo è così solo per chi guarda da paesi democratici. In Russia sono semplici strumenti di repressione politica. Chi è considerato “terrorista” oggi in Russia? Ad esempio gli scrittori Boris Akunin e Dmitrij Bykov — la loro “colpa” è essere contro la guerra. Che cosa può essere definito “terrorismo”? Per esempio, versare del verde brillante su un’urna elettorale durante le “elezioni” del 2024. Nessun ferito. Solo una macchia su una scatola di plastica. E “incitamento al sabotaggio”? Basta una chat privata su Telegram dove qualcuno insulta Putin. Nel 2022, a Kansk (Siberia), tre ragazzi di 14 anni hanno costruito una finta bomba in Minecraft e hanno “fatto esplodere” un edificio virtuale dell’FSB. Era uno scherzo in un mondo digitale. Lo Stato l’ha definito “preparazione di un attentato”. E “diversione”? Un adesivo “No alla guerra” davanti a un ufficio militare. Un SMS ai coscritti: “non andate a farvi uccidere”. Un commento in chat con un infiltrato dell’FSB. E la “diversione”? Anche i bambini possono facilmente diventare vittime di truffatori, come succede spesso anche agli adulti. Ci sono già diversi casi in cui dei truffatori hanno convinto dei minorenni a dare fuoco a una sede della leva militare o a un bancomat. Sapete cosa hanno risposto alla Duma russa? Che ora, sapendo che rischiano pene detentive fino all’ergastolo, i bambini ci penseranno due volte prima di ascoltare i truffatori. Non sto scherzando. I tribunali russi mandano in prigione gli adolescenti anti-guerra. Secondo gli ultimi dati, almeno 78 bambini sono già stati condannati dal 2022. Prima mesi di detenzione preventiva, poi colonie minorili, poi carceri per adulti. Questo non ha nulla a che vedere con la giustizia. È il meccanismo nudo della repressione politica. Ma il tempo — è dalla parte dei giovani. Loro sopravvivranno. Loro canteranno. Loro vedranno i cigni danzare. E quando questo sistema crollerà, Diana Loginova suonerà di nuovo, in una piazza libera. Akunin presenterà un nuovo libro. Noize MC terrà un concerto al Cremlino. La gioventù russa vedrà il giorno del Lago dei cigni.

Daria Kryukova

11,674 views • 9 months ago

🧵L'uomo che arranca disperato alla ricerca di acqua è il professor Ghanem Al-Attar, uno dei più illustri costituzionalisti del Medio Oriente. L'ho visto comparire in molti video dove si distingue per il suo modo accurato nel vestire, spesso in giacca, alle volte in camicia, mai malvestito. In un campo di sterminio, sotto le bombe, senz'acqua, senza cibo, senza un tetto, senza diritti, il professor Al-Attar trova la forza e l'orgoglio di vestirsi in modo "civile". Non è un vezzo, è una sfida rivolta al carnefice. Il professor Al-Attar è il signor Steinlauf raccontato dal grande Primo Levi. Una storia già vissuta. In "Se questo è un uomo" racconta Levi che dopo poche settimane dalla sua reclusione ad Auschwitz prese l'abitudine di non lavarsi. Frequentava i bagni solo per le funzioni fisiologiche. Un giorno fu avvicinato dal sig. Steinlauf: "Perché non ti lavi?" chiese al giovane Levi. "Perché dovrei? Forse vivrò più a lungo? Anzi, è uno spreco di energie" rispose Levi. Scrive Levi: "Il cinquantenne Steinlauf termina di lavarsi, si asciuga con la giacca di tela che poi infilerà e mi somministra una lezione non dimenticata allora né poi" "Sai a cosa serve il campo di concentramento? dice Steinlauf. A disumanizzarci, a ridurci come bestie, questo vogliono. E noi, bestie non dobbiamo diventare" "Siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa ma una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltà di negare il nostro consenso" "Dobbiamo lavarci la faccia senza sapone, nell'acqua sporca, e asciugarci nella giacca, dobbiamo farlo per dignità e per proprietà, dobbiamo camminare dritti, senza strascicare gli zoccoli, non perché così prescrive il regolamento, ma per restare vivi, per non cominciare a morire". "Negare il nostro consenso" ammonisce il signor Steinlauf. "Non ci inchineremo mai davanti a nessuno, tranne davanti a Dio" dice il professor Al-Attar nel video a dx.

Gianluca Martino

58,904 views • 1 year ago

CATHERINE E NATHAN SONO "GENITORI INADEGUATI, NO AL RICONGIUNGIMENTO, I BAMBINI RIMANGONO NELLA STRUTTURA PROTETTA". #Famigliadelbosco #Famiglianelbosco Siamo sicuri che gli inadeguati non siano invece i vari componenti dello staff, addetti a giudicare? Visto che parliamo del bene dei minori, c'è da mettersi le mani nei capelli, specie se ci riferiamo a cosa hanno affermato Vittorino Andreoli e Massimo Ammaniti, autorevoli neuropsichiatri infantili italiani con decenni di esperienze sul campo in questo settore, riferendosi alla "famiglia del bosco". Vittorino Andreoli: “E' crollata la dignità dei giudici. Il Tribunale dei minori dimostra di essere in panne. Se accettiamo che ci sia una scienza dell’infanzia, dobbiamo sapere che nella sua crescita ci sono punti di riferimento costanti, a cominciare dal padre e dalla madre... attaccare il legame bambino-madre pone le condizioni che possono favorire un grave disturbo mentale". Massimo Ammaniti: “Per me l’errore più grave è stato separare quella famiglia. I bambini non sono oggetti che si possono spostare da una parte all’altra: hanno emozioni, legami profondi che vanno rispettati. Non si è tenuto conto del fatto che quei bambini vogliono bene ai loro genitori, che sono stati loro a crescerli fino ad oggi. Quando sono stati separati, mi risulta che si siano disperati: pianti, urla, una reazione di dolore fortissima. E mi chiedo come sia possibile ignorare una risposta emotiva così evidente...." Per non parlare poi di ciò che affermava Gregory Bateson, che ha analizzato nei suoi studi come "attaccare e distaccare un figlio di quell’età dalla madre generi una dissociazione che, nella fase dell’adolescenza, promuove le condizioni della schizofrenia». Ma vediamo quando tutto cominciò e chi era il giudice incaricato al caso della famiglia del bosco. Era Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i Minorenni dell'Aquila. Appartenente alla Magistratura Democratica, una delle correnti politiche/culturali interne all'ANM, a coloro ciòè che cantarono "Bella Ciao" al tribunale di Napoli dopo la vincita del NO al referendum. Sembra che si voglia imprimere un modello preconfezionato di come crescere i bambini, piuttosto che lasciare ai genitori la libertà di educarli come meglio reputano. Ci troviamo di fronte ad una ideologia “pedagogica” imposta con la forza, da una parte dello Stato, contro la libertà di scelta ed il libero arbitrio genitoriale. Non dobbiamo permettere questa deleteria sopraffazione e prevaricazione totalmente immotivata che sta distruggendo questa amorevole famiglia. Cos'altro dire su Cecilia Angrisano se non mostrare un suo video che parla da sé circa il suo atteggiamento di arroganza, autorità e onnipotenza: «I figli non sono proprietà di nessuno. Non sono proprietà dei genitori. Ma voi siete davvero sicuri che sia diritto dei genitori disporre della vita dei figli?..." Via Renata Fruscella Lugli

Sabrina F.

15,771 views • 3 months ago

Sarebbe interessante sapere dal direttore di Limesonline , Caracciolo, da dove prende questi suoi documenti segretissimi, tanto da non esserne a conoscenza nemmeno alla Difesa USA. Vediamo: Nel video, Caracciolo afferma che: “Le armi che abbiamo dato agli ucraini, in parte gli ucraini se le sono rivendute. Questo lo dicono gli stessi servizi americani.” Quindi fa due affermazioni forti: Una parte significativa delle armi occidentali sarebbe stata rivenduta dagli ucraini. Questo sarebbe scritto/ammesso dai servizi americani. Per una cosa del genere servono riferimenti precisi: nome del rapporto, data, pagina, frase. Cosa dicono davvero USA & “servizi” occidentali L’unico documento pubblico davvero rilevante è il fact sheet del Dipartimento di Stato USA: “U.S. Plan to Counter Illicit Diversion of Certain Advanced Conventional Weapons in Eastern Europe” (27 ottobre 2022) Lì si legge (riassumo): Finora, l’altissima domanda interna al fronte da parte delle forze ucraine impedisce la proliferazione sul mercato nero di armi tipo MANPADS e missili anticarro. Cioè esattamente il contrario di “se le sono rivendute”: gli americani dicono che per ora le armi servono così tanto al fronte che non stanno alimentando un mercato nero significativo. In più, lo stesso piano USA e gli accordi successivi (es. l’accordo di sicurezza USA–Ucraina del 13 giugno 2024) insistono su: tracciabilità, end-use monitoring, ispezioni, inventari, accesso ai depositi da parte di personale USA, ecc. Nessun documento pubblico di “servizi americani” afferma che “gli ucraini si rivendono le armi”. Cosa dicono gli studi indipendenti su traffico d’armi Global Initiative Against Transnational Organized Crime, rapporto 2024 “Smoke on the horizon – trends in arms trafficking from the conflict in Ukraine”: conclusione chiave: la profusione di armi illegali è per ora limitata all’interno dell’Ucraina; nessun episodio verificato di traffico organizzato di armi dall’Ucraina verso Paesi UE fino a inizio 2024. PDF: Ukrainian Center of Legal Studies, studio “Illicit Trafficking of Weapons during Russia’s War against Ukraine”: non trova prove di traffico internazionale su larga scala nel 2022–2023; cita esplicitamente il fact sheet USA che parla di domanda interna che ostacola il mercato nero; nota che UE (dichiarazione al Working Group on Firearms, Vienna 2023) non osserva traffico illecito su larga scala; conclude: “al momento non ci sono prove di commercio di armi letali occidentali da parte ucraina”. Testo: OCINDEX / Global Organized Crime Index 2025: ribadisce che, nonostante i timori, non c’è finora evidenza di traffico diffuso verso l’UE. Testo: Europol, Interpol & co.: allarme rischio, non “prova” di rivendita Interpol – Jürgen Stock (giugno 2022) ha lanciato un allarme di principio: come in ogni guerra, quando i combattimenti finiranno, una parte delle armi rischia di finire in mano criminale. Articolo del Guardian (riassunto) + altre testate: Ma Stock parla di rischio futuro e necessità di tracciamento, NON dice: “gli ucraini vendono le armi che gli diamo”. Europol coopera con l’Ucraina per mitigare i rischi di traffico d’armi e, dopo alcune dichiarazioni mal interpretate, ha precisato di non avere prove di un grande flusso di armi occidentali dal fronte ucraino verso l’UE nel 2022. Magari il dott. Andrea Salerno che vorrebbe una tv meno “falsa” potrebbe chiederglielo, visto che dalle sue trasmissioni, Otto e Mezzo , partono spesso affermazioni del genere.

Fabio Lazza

71,028 views • 8 months ago