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Figlio di vento e disciplina severa, ha piedi che parlano senza rumore, non ama l’urlo, preferisce il tempo giusto, l’intercetto pulito, il gesto d’autore ♥️12♠️ IL DUCA DI MILANO ♥️♠️🐎💦! #Rabiot #AcMilan

36,098 views • 6 months ago •via X (Twitter)

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🔴 MILANO: FOLLIA IN NEGOZIO. TRE DONNE AGGREDITE PER POCHI EURO. Non è un film d'azione, ma la cronaca di una giornata di ordinaria follia in un tranquillo negozio di Milano. Un uomo è entrato con un unico obiettivo: colpire. LA DINAMICA DEL TERRORE ⚠️ L'aggressore ha puntato immediatamente la borsa di una commessa. Quando la ragazza ha tentato di difendere i propri effetti personali, la situazione è precipitata: l'uomo l'ha colpita con violenza. Non si è fermato neanche davanti all'intervento delle altre due colleghe, accorse per aiutarla: una vera e propria furia che ha picchiato selvaggiamente tutte e tre le donne. L'INTERVENTO DELLA POLIZIA 👮‍♂️ Solo il pronto intervento delle Forze dell’Ordine ha evitato il peggio. L'uomo era talmente fuori controllo che gli agenti in numero elevato hanno dovuto ammanettarlo e portarlo via di peso per riuscire a calmarlo. SICUREZZA 🛡️ Quello che spaventa di più non è solo l'aggressione, ma la sproporzione: tre donne hanno rischiato la vita per i pochi spiccioli contenuti in una borsa. • È accettabile avere paura persino sul posto di lavoro? • Come si può lavorare con serenità quando ci si trova di fronte a individui che non hanno nulla da perdere? Oggi non parliamo di "percezione", ma di insicurezza reale. Il trauma di queste tre lavoratrici non si cancella con un arresto, specialmente con il timore di poter rincontrare il proprio aggressore in libertà dopo troppo poco tempo. Massima solidarietà alle vittime. #Milano #Cronaca #Sicurezza #DegradoUrbano #Solidarietà #forzedellordine

cicalonesimone

97,253 views • 4 months ago

L’Italia è più di una nazione, è un’idea forgiata nel fuoco della storia, un baluardo di onore che si erge tra le rovine di un passato glorioso e le sfide di un presente inquieto. L’onore italiano non è solo una parola, ma un codice vissuto, un giuramento silenzioso che si tramanda di generazione in generazione. È l’onore del contadino che piega la schiena sotto il sole per strappare il frutto alla terra, del soldato che offre la vita per difendere un ideale, dell’artigiano che scolpisce la bellezza con mani callose. È la dignità di chi non si arrende, di chi tiene alta la testa anche quando il destino colpisce duro. Questo onore è il sangue che scorre nelle vene di un popolo che ha sempre saputo rialzarsi, dalle invasioni barbariche al Risorgimento, fino ai giorni nostri. La Patria, poi, non è solo un confine tracciato su una mappa, è un tempio sacro, un abbraccio che unisce il mare di Sicilia alle cime delle Alpi. È la madre che ha generato Dante, Michelangelo, Leonardo, giganti che hanno insegnato al mondo cosa significhi creare, sognare, lottare. La Patria italiana è un canto epico che risuona nelle piazze di pietra, nei borghi aggrappati alle colline, nelle città che portano i segni di mille battaglie. Amarla significa onorare i suoi martiri, uomini e donne che hanno dato tutto per un’Italia libera, giusta, sovrana. È un legame viscerale, un fuoco che non si spegne, perché la Patria non chiede: essa chiama, e il vero italiano risponde. I Valori italiani sono radicati in una tradizione che affonda le sue radici nell’antica Roma e si è nutrita del cristianesimo, della famiglia, della comunità. La famiglia è il primo altare, il rispetto per gli anziani, l’amore per i figli, il calore di una tavola imbandita dove nessuno è straniero. C’è la generosità, quel gesto spontaneo di condividere il poco che si ha; c’è la capacità di trasformare il dolore in arte, la miseria in speranza. E c’è la Bellezza, non solo quella dei paesaggi o dei monumenti, ma quella dell’anima...un italiano non si accontenta del mediocre, cerca l’eccellenza, che sia in un piatto di pasta o in un verso poetico. Gli Ideali italiani, infine, sono la bussola di una nazione che ha sempre guardato oltre l’orizzonte. La libertà, conquistata a caro prezzo, è un ideale che non si negozia, l’italiano ha sempre combattuto contro le catene, fisiche o morali. La giustizia, eredità di un popolo che ha dato al mondo il diritto romano, è un faro che illumina anche le ombre più oscure. E poi c’è l’unità, non come uniformità, ma come armonia delle diversità, il Nord laborioso, il Centro cuore pulsante, il Sud terra di passione, un mosaico che solo insieme diventa eterno. Essere italiano non è solo nascere in questa terra: è portare nel cuore l’onore di chi ci ha preceduto, la patria come missione, i valori come scudo e gli ideali come spada. È un giuramento non scritto, un orgoglio che non si piega, una fiamma che arde nel tempo. Oggi, 17 marzo, ricordiamo tutto questo, non solo un’unità politica, ma un’unità di spirito, un destino che ci rende ciò che siamo.

IL RISOLUTORE ®️🇮🇹

171,535 views • 1 year ago

🎞️“Happy Days: L’Ultimo Bacio alla Vita”🎸 C’era un tempo in cui la felicità non aveva bisogno di Wi-Fi. Bastava una giacca di pelle, un jukebox acceso, e un "Eyyy!" pronunciato da Fonzie per sentirsi invincibili. “Happy Days” non era una serie TV. Era una macchina del tempo senza copyright. Un santuario laico dell’adolescenza, prima che diventasse un’influencer. 🇺🇸 Erano gli anni del drive-in, della Coca-Cola in bottiglia di vetro, delle gonne a ruota e del rock che faceva tremare le ginocchia. Ma soprattutto erano gli anni in cui l’amicizia non aveva bisogno di like. Richie, Potsie, Ralph Malph, Mrs. Cunningham... Non erano personaggi: erano parenti spirituali di una generazione cresciuta tra ingenuità e ribellione. E poi lui, Arthur Fonzarelli, il James Dean del popolo, l’ultimo ribelle educato. Bastava che toccasse il flipper, e il mondo si rimetteva in ordine. Letteralmente. 🕰️ “Happy Days” ci ha insegnato che la nostalgia non è debolezza: è memoria con la brillantina, è il ruggito di chi ha vissuto davvero. 📺 Oggi ci dicono che siamo boomer, che eravamo lenti, superati. Ma io vi dico: noi avevamo Happy Days. Loro hanno TikTok. Amen. 🔥 SEGUI E CONDIVIDI se anche tu credi che gli anni '70 siano stati il vero paradiso terrestre. 🎙️ Lascia un ❤️ se ti ricordi la risata registrata e ti manca quel silenzio rumoroso che solo il passato sa fare. Perché la vera rivoluzione è ricordare. E ricordare bene.

DR. CINISMO

16,767 views • 1 year ago

Avete visto Johannes Klæbo? 6 ori in 14 giorni! Il tipo ha fatto pulizia totale a #MilanoCortina2026, primo nella storia dei Giochi invernali a vincere TUTTE le sue gare di fondo. Roba da matti. Ma sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? Non è solo quanto corre veloce... è come vive. Questo qui ha scelto di fare vita da monaco per anni: niente uscite, niente cene con gli amici, niente abbracci a nessuno durante la stagione. Zero rischi. Un raffreddore qualsiasi e addio sogni. Pasti contati al grammo, stanze da solo, silenzio totale. Mentre noi stavamo a bere birre e scrollare, lui era lì a soffrire in silenzio, con il freddo che ti spacca i polmoni e il rumore della neve di notte come unica compagnia. E al centro di tutto c'è il nonno Kåre, 83 anni e ancora il suo coach numero uno. Non un preparatore fighetto con droni e app, no: il nonno che gli ha messo gli sci ai piedi da piccolo, che lo andava a prendere agli allenamenti, che gli comprava le scarpette a Natale. Insieme hanno costruito questa "arma segreta" fatta di sguardi, pochi discorsi e una passione pazzesca per lo sci. Senza fronzoli hi-tech, solo cuore e sacrificio. Poi la Klæbo Run... quella salita dove sembra che voli? È frutto di allenamenti al limite del vomito, controllo ossessivo del lattato, recupero da monaco zen. Dolore puro, ma voluto. Oggi tutti lo applaudono sul podio, ma la vera figata è dietro: le notti da solo, i "no" detti a tutto, il coraggio di rinunciare alla vita normale per inseguire l'impossibile. Il talento ce l'hai o non ce l'hai. Ma il sacrificio... quello lo scegli tu. E lui l'ha scelto fino in fondo. Grande Johannes, ci hai fatto capire che le cose grandi nascono dal silenzio e dalla testa dura. Grazie per lo spettacolo, Re della neve. #JohannesKlaebo #MilanoCortina2026 #SciDiFondo #Olimpiadi2026 #Norvegia #Sacrificio #LeggendaViva

CAESO QUIINCTIUS

397,726 views • 4 months ago

Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile. Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato. A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende. Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile.

Giorgia Meloni

493,278 views • 5 months ago

C’è una cosa molto italiana, e dunque molto pericolosa: cambiare ciò che funziona. La patriota Giorgia Meloni, quella che dovrebbe difendere l’interesse nazionale, starebbe pensando di cacciare Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo. Non un dirigente qualsiasi, ma l’amministratore delegato della più grande azienda della difesa italiana. Uno che, nel frattempo, ha fatto solo una cosa: portare risultati. Ricavi a 19,5 miliardi. Utile a 1,3 miliardi. Ordini a 46 miliardi. Migliaia di assunzioni. Titolo in Borsa triplicato. Insomma, un disastro. Perché in Italia funziona così: se vai male, resti. Se vai bene, diventi un problema. E infatti il problema di Cingolani pare essere uno solo: non è abbastanza politico. Tradotto: non è abbastanza obbediente. Ha fatto accordi internazionali, ha spinto sull’innovazione, ha costruito una strategia industriale. Peggio ancora, lo ha fatto senza chiedere il permesso ogni cinque minuti. Un atteggiamento intollerabile in un Paese dove il merito è sempre sospetto e l’autonomia è considerata una provocazione. Del resto, parliamo dello stesso governo che ha difeso fino all’inverosimile Andrea Delmastro e Daniela Santanchè. Lì sì che la fedeltà è diventata un valore assoluto, blindato, intoccabile. Non importano le polemiche, le figuracce, i problemi: avanti tutta, per principio. Qui invece accade il contrario: un manager che funziona, che produce risultati, che fa crescere un’azienda strategica, diventa improvvisamente sostituibile. Fedeltà premiata. Competenza sospetta. Nel frattempo il ministro Adolfo Urso osserva. Da lontano. Come fa con l’industria italiana, del resto. Poi ci sono i mercati, che non votano ma giudicano. E infatti alla sola voce di sostituzione il titolo crolla: meno 8% in un giorno. Gli analisti parlano di “ingerenza politica”, di rischio instabilità. Ma tranquilli: a Palazzo Chigi hanno sicuramente un piano migliore. Magari segreto. Talmente segreto che non esiste.

Davide Faraone

43,310 views • 3 months ago

🔍 C'è un dettaglio che non tutti hanno notato guardando Zverev giocare. Nei cambi di campo, mentre gli altri bevono o si asciugano il sudore, Sascha si fa un'iniezione di insulina. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros 2026, sotto i riflettori del tennis mondiale. 🏥 Alexander Zverev convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva quattro anni. Una vita intera, tra allenamenti, viaggi e campo, passata a gestire i livelli di glucosio nel corpo. Eppure per molto tempo non ne ha parlato. Non per vergogna, ma per una scelta precisa: non voleva che fosse il diabete a definirlo. Non voleva pietà. Lo ha fatto pubblicamente solo nel 2022. 👨‍⚕️ I medici avevano consigliato a sua madre di fargli cambiare sport: giocare a tennis con il diabete, dissero, sarebbe stato troppo difficile. Zverev quando è in campo gioca nello stesso momento due partite diverse: quella contro il suo avversario e tenere costantemente monitorato il livello della sua glicemia. 🥵 In partita la glicemia può diventare una roulette: un attimo sei in calo fino al rischio di collasso ipoglicemico, quello dopo lo stress e l’intensità ti spingono in iperglicemia con sete, crampi e confusione, tra performance che crolla e pericoli acuti se non gestita. Oltre al traguardo sportivo, che per Sascha è stato così atteso, inseguito e a tratti maledetto, questo titolo Slam vale molto più. 💭 È il megafono più potente che potesse trovare per il messaggio che porta avanti attraverso la sua Fondazione: ai bambini con diabete di tipo 1 dice che possono sognare in grande, senza privarsi dello sport e di ambire anche a salire sul tetto del mondo del tennis. #RolandGarros #Zverev

Eurosport IT

2,292,458 views • 1 month ago

Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

Selvaggia Lucarelli

532,937 views • 2 years ago