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Ana Sayfaya Dön

Figlio di vento e disciplina severa, ha piedi che parlano senza rumore, non ama l’urlo, preferisce il tempo giusto, l’intercetto pulito, il gesto d’autore ♥️12♠️ IL DUCA DI MILANO ♥️♠️🐎💦! #Rabiot #AcMilan

36,098 görüntüleme • 8 ay önce •via X (Twitter)

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Benzer Videolar

Avete visto Johannes Klæbo? 6 ori in 14 giorni! Il tipo ha fatto pulizia totale a #MilanoCortina2026, primo nella storia dei Giochi invernali a vincere TUTTE le sue gare di fondo. Roba da matti. Ma sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? Non è solo quanto corre veloce... è come vive. Questo qui ha scelto di fare vita da monaco per anni: niente uscite, niente cene con gli amici, niente abbracci a nessuno durante la stagione. Zero rischi. Un raffreddore qualsiasi e addio sogni. Pasti contati al grammo, stanze da solo, silenzio totale. Mentre noi stavamo a bere birre e scrollare, lui era lì a soffrire in silenzio, con il freddo che ti spacca i polmoni e il rumore della neve di notte come unica compagnia. E al centro di tutto c'è il nonno Kåre, 83 anni e ancora il suo coach numero uno. Non un preparatore fighetto con droni e app, no: il nonno che gli ha messo gli sci ai piedi da piccolo, che lo andava a prendere agli allenamenti, che gli comprava le scarpette a Natale. Insieme hanno costruito questa "arma segreta" fatta di sguardi, pochi discorsi e una passione pazzesca per lo sci. Senza fronzoli hi-tech, solo cuore e sacrificio. Poi la Klæbo Run... quella salita dove sembra che voli? È frutto di allenamenti al limite del vomito, controllo ossessivo del lattato, recupero da monaco zen. Dolore puro, ma voluto. Oggi tutti lo applaudono sul podio, ma la vera figata è dietro: le notti da solo, i "no" detti a tutto, il coraggio di rinunciare alla vita normale per inseguire l'impossibile. Il talento ce l'hai o non ce l'hai. Ma il sacrificio... quello lo scegli tu. E lui l'ha scelto fino in fondo. Grande Johannes, ci hai fatto capire che le cose grandi nascono dal silenzio e dalla testa dura. Grazie per lo spettacolo, Re della neve. #JohannesKlaebo #MilanoCortina2026 #SciDiFondo #Olimpiadi2026 #Norvegia #Sacrificio #LeggendaViva

CAESO QUIINCTIUS

398,067 görüntüleme • 7 ay önce

Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile. Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato. A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende. Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile.

Giorgia Meloni

493,971 görüntüleme • 7 ay önce

🔍 C'è un dettaglio che non tutti hanno notato guardando Zverev giocare. Nei cambi di campo, mentre gli altri bevono o si asciugano il sudore, Sascha si fa un'iniezione di insulina. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros 2026, sotto i riflettori del tennis mondiale. 🏥 Alexander Zverev convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva quattro anni. Una vita intera, tra allenamenti, viaggi e campo, passata a gestire i livelli di glucosio nel corpo. Eppure per molto tempo non ne ha parlato. Non per vergogna, ma per una scelta precisa: non voleva che fosse il diabete a definirlo. Non voleva pietà. Lo ha fatto pubblicamente solo nel 2022. 👨‍⚕️ I medici avevano consigliato a sua madre di fargli cambiare sport: giocare a tennis con il diabete, dissero, sarebbe stato troppo difficile. Zverev quando è in campo gioca nello stesso momento due partite diverse: quella contro il suo avversario e tenere costantemente monitorato il livello della sua glicemia. 🥵 In partita la glicemia può diventare una roulette: un attimo sei in calo fino al rischio di collasso ipoglicemico, quello dopo lo stress e l’intensità ti spingono in iperglicemia con sete, crampi e confusione, tra performance che crolla e pericoli acuti se non gestita. Oltre al traguardo sportivo, che per Sascha è stato così atteso, inseguito e a tratti maledetto, questo titolo Slam vale molto più. 💭 È il megafono più potente che potesse trovare per il messaggio che porta avanti attraverso la sua Fondazione: ai bambini con diabete di tipo 1 dice che possono sognare in grande, senza privarsi dello sport e di ambire anche a salire sul tetto del mondo del tennis. #RolandGarros #Zverev

Eurosport IT

2,412,865 görüntüleme • 3 ay önce

C’è una cosa molto italiana, e dunque molto pericolosa: cambiare ciò che funziona. La patriota Giorgia Meloni, quella che dovrebbe difendere l’interesse nazionale, starebbe pensando di cacciare Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo. Non un dirigente qualsiasi, ma l’amministratore delegato della più grande azienda della difesa italiana. Uno che, nel frattempo, ha fatto solo una cosa: portare risultati. Ricavi a 19,5 miliardi. Utile a 1,3 miliardi. Ordini a 46 miliardi. Migliaia di assunzioni. Titolo in Borsa triplicato. Insomma, un disastro. Perché in Italia funziona così: se vai male, resti. Se vai bene, diventi un problema. E infatti il problema di Cingolani pare essere uno solo: non è abbastanza politico. Tradotto: non è abbastanza obbediente. Ha fatto accordi internazionali, ha spinto sull’innovazione, ha costruito una strategia industriale. Peggio ancora, lo ha fatto senza chiedere il permesso ogni cinque minuti. Un atteggiamento intollerabile in un Paese dove il merito è sempre sospetto e l’autonomia è considerata una provocazione. Del resto, parliamo dello stesso governo che ha difeso fino all’inverosimile Andrea Delmastro e Daniela Santanchè. Lì sì che la fedeltà è diventata un valore assoluto, blindato, intoccabile. Non importano le polemiche, le figuracce, i problemi: avanti tutta, per principio. Qui invece accade il contrario: un manager che funziona, che produce risultati, che fa crescere un’azienda strategica, diventa improvvisamente sostituibile. Fedeltà premiata. Competenza sospetta. Nel frattempo il ministro Adolfo Urso osserva. Da lontano. Come fa con l’industria italiana, del resto. Poi ci sono i mercati, che non votano ma giudicano. E infatti alla sola voce di sostituzione il titolo crolla: meno 8% in un giorno. Gli analisti parlano di “ingerenza politica”, di rischio instabilità. Ma tranquilli: a Palazzo Chigi hanno sicuramente un piano migliore. Magari segreto. Talmente segreto che non esiste.

Davide Faraone

43,409 görüntüleme • 5 ay önce

Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

Selvaggia Lucarelli

533,054 görüntüleme • 2 yıl önce

Durante la mia visita a Bassano del Grappa — dove ho benedetto una cappella privata e amministrato cinque Cresime e una Prima Comunione — mi sono fermato a Schiavon, paese natale del Segretario di Stato Pietro Parolin. Avrei voluto visitare la Parrocchiale e il Fonte dove il Cardinale è stato battezzato, per pregare per la sua conversione. Ma la primavera conciliare ha svuotato anche la Diocesi di Vicenza, un tempo detta “la sagrestia d’Italia”: la chiesa viene aperta solo quando c’è la Messa, e di fedeli non se ne vedono praticamente più. Mi sono quindi recato al Cimitero e sostato nella cappella di famiglia di Parolin, dove riposano il nonno, il padre, deceduto quando Pietro aveva solo dieci anni, e mamma Ada, deceduta nel 2024. Un anziano signore anziano, che quotidianamente viene a passeggiare nel cimitero, mi ha raccontato alcuni ricordi legati al compaesano Parolin, soffermandosi su questo particolare: nella sua prima visita a Schiavon come Cardinale, al termine dei festeggiamenti la mamma — invitata ad esprimere le sue congratulazioni ed auguri al figlio neoeletto — disse: “Chiedo solo che rimanga prete!” Credo che Sua Eminenza farebbe bene a seguire il monito materno, dimettendosi e tornando a Schiavon a fare il parroco e a far rifiorire il Veneto, così da riparare tutto il male che inflitto alla Santa Chiesa, a cominciare dallo sciagurato Accordo Segreto tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese che ha reso più feroce la persecuzione dei Cattolici fedeli, senza dimenticare la firma apposta al Rescriptum pubblicato negli Acta Apostolicæ Sedis, con il quale le eresie dottrinali di Amoris Lætitia sono state assunte come “magistero autentico”. Dum tempus est.

Arcivescovo Carlo Maria Viganò

22,364 görüntüleme • 4 ay önce