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Il processo farsa a Nadezhdin si è concluso con una multa di 1000 bubbli. Per Nonno non era tanto importante il risultato (lo demolirà in seguito, con calcolata e feroce lentezza) quanto umiliarlo in pubblico. A lui, poveraccio, in aula per lo spavento gli viene pure il coccolone

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Parliamo di quello che sta facendo Chivu e gli effetti sulla squadra. Facciamo prima una panoramica di cosa, quanto e come sta cercando di cambiare la vecchia Inter elencandone le caratteristiche. I centrocampisti erano il fulcro del possesso interista, quando riuscivano a connettersi, magari con la mezzala dal lato debole che andava zona palla, i compagni erano liberi di muoversi a proprio piacimento. Questo creava catene laterali che rendeva la fase di possesso molto efficace anche con blocchi medio-bassi, ma soprattutto permetteva una riaggressione migliore essendoci tanti uomini zona palla. L'Inter era si verticale, ma più costruendo al basso/attirando la pressione. In ogni caso il possesso non era sterile, poteva essere orizzontale ma lo era più per darsi il tempo di trovare lo smarrimento giusto, lo spazio da punire. Con Chivu i centrocampisti sono lontani, perché tendono ad allargarsi o ad invadere, a seconda di dove si trova il pallone, questo tentativo di svuotare il campo per essere verticali, facendo rimanere i braccetti bloccati, espone maggiormente la squadra alle transizioni in caso di perdita del possesso con un passaggio sbagliato/duello perso dell'attaccante. Con l'Udinese si è visto tutto questo. In questa azione l'Inter è più disordinata del solito, però il concetto è quello: Susic è largo Barella è in procinto di fare lo stesso, Thuram non vince il duello e l'Inter non può accorciare sul pallone.

Marco Morsillo

127,662 просмотров • 1 год назад

Avete visto Johannes Klæbo? 6 ori in 14 giorni! Il tipo ha fatto pulizia totale a #MilanoCortina2026, primo nella storia dei Giochi invernali a vincere TUTTE le sue gare di fondo. Roba da matti. Ma sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più? Non è solo quanto corre veloce... è come vive. Questo qui ha scelto di fare vita da monaco per anni: niente uscite, niente cene con gli amici, niente abbracci a nessuno durante la stagione. Zero rischi. Un raffreddore qualsiasi e addio sogni. Pasti contati al grammo, stanze da solo, silenzio totale. Mentre noi stavamo a bere birre e scrollare, lui era lì a soffrire in silenzio, con il freddo che ti spacca i polmoni e il rumore della neve di notte come unica compagnia. E al centro di tutto c'è il nonno Kåre, 83 anni e ancora il suo coach numero uno. Non un preparatore fighetto con droni e app, no: il nonno che gli ha messo gli sci ai piedi da piccolo, che lo andava a prendere agli allenamenti, che gli comprava le scarpette a Natale. Insieme hanno costruito questa "arma segreta" fatta di sguardi, pochi discorsi e una passione pazzesca per lo sci. Senza fronzoli hi-tech, solo cuore e sacrificio. Poi la Klæbo Run... quella salita dove sembra che voli? È frutto di allenamenti al limite del vomito, controllo ossessivo del lattato, recupero da monaco zen. Dolore puro, ma voluto. Oggi tutti lo applaudono sul podio, ma la vera figata è dietro: le notti da solo, i "no" detti a tutto, il coraggio di rinunciare alla vita normale per inseguire l'impossibile. Il talento ce l'hai o non ce l'hai. Ma il sacrificio... quello lo scegli tu. E lui l'ha scelto fino in fondo. Grande Johannes, ci hai fatto capire che le cose grandi nascono dal silenzio e dalla testa dura. Grazie per lo spettacolo, Re della neve. #JohannesKlaebo #MilanoCortina2026 #SciDiFondo #Olimpiadi2026 #Norvegia #Sacrificio #LeggendaViva

CAESO QUIINCTIUS

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