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In Argentina🇦🇷 il governo di Javier Milei è in difficoltà nell’immagine e nei consensi, ma il piano di stabilizzazione e risanamento economico sta andando molto bene - per certi versi meglio del previsto - secondo il FMI. Qui un giudizio sintetico della portavoce del FMI Julie Kozack. “Il primo...

14,965 views • 2 months ago •via X (Twitter)

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La Global Sumud Flotilla è stata intercettata dall’esercito israeliano Gli abbordaggi richiederanno ancora tempo, ma tutti gli equipaggi sono in posizione, pronti a favorire le operazioni. Non è un imprevisto, era previsto: da mesi si sono esercitati anche per questo. Perché non sono esagitati, non sono avventurieri in gita: sono donne e uomini che rappresentano la parte migliore di questo mondo, quella che crede nel valore delle missioni civili e della non violenza. La Global Sumud Flotilla aveva due obiettivi dichiarati. Il primo: aprire gli occhi del mondo su Gaza, sottolineando la complicità dei governi che da anni tollerano e sostengono il blocco mentre si consuma un genocidio. Questo obiettivo è stato raggiunto. Oggi nessuno può più dire di non sapere, nessuno può più nascondersi dietro il silenzio. Gaza è diventata il termometro dell’umanità e della democrazia: lo specchio di un mondo in cui la forza piega la legge e il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo. Il secondo obiettivo era aprire un canale umanitario permanente. Questo, per ora, è fallito a metà. Il mondo sa che Gaza ha fame, che Gaza ha bisogno di cure, e ha ascoltato i governi — come quello italiano — mentire, balbettare di corridoi umanitari che esistono solo nelle dichiarazioni, che non sfamano e non curano. È bene dirlo con chiarezza: quella della Global Sumud Flotilla è una missione politica. Non c’è nulla di più politico che liberare gli oppressi, salvare i bambini, sfamare gli affamati. La politica non è fatta solo di palazzi e di trattative: è anche decidere di stare dalla parte della vita. La missione in mare è finita. Ma la missione continua a terra, con chi non si arrende e con chi chiede di bloccare tutto finché i governi non saranno costretti a guardare Gaza negli occhi. Perché la verità, stanotte, è passata comunque. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

16,946 views • 10 months ago

A quanto pare il professor D’Orsi non smette di fare propaganda pro-dittature. In questo video pubblicato su Facebook, nel corso di un confronto con Sallusti, il noto propagandista esalta il regime di Maduro, sottolineando il ritmo di crescita del Venezuela e celebrando Chavez come l’inventore dello stato e del fisco venezuelano. Si tratta ovviamente di clamorose manipolazioni. Partiamo dalla seconda. La narrazione di D’Orsi si lega essenzialmente a quella di Chavez, che definì la nuova costituzione dello stato bolivariano del 1999 nella sostanza un “atto fondativo” di una nuova nazione che prima non c’era. Ma, ora come allora, è un becero tentativo di cancellare la storia repubblicana venezuelana. A guardar bene, mentre è indubbio che nei primi anni di governo Chávez abbia avviato programmi sociali che hanno avuto un impatto positivo su alfabetizzazione, sanità e povertà estrema, concentrarsi solo su questi aspetti significa ignorare la realtà strutturale del Paese e gli effetti negativi che le sue politiche hanno avuto sullo Stato e sulla vita quotidiana dei venezuelani. Chávez ha progressivamente centralizzato il potere, smantellando i contrappesi istituzionali e rendendo lo Stato fragile e dipendente dalle decisioni personali del capo dell’esecutivo. La sua economia è diventata totalmente dipendente dal petrolio, senza alcuno sforzo reale di diversificazione produttiva: quando il prezzo del greggio è crollato, l’economia è andata in caduta libera, con iperinflazione, scarsità di beni di prima necessità e crollo del PIL. Le nazionalizzazioni e i controlli statali hanno indebolito la produzione interna, scoraggiato investimenti privati e impoverito la classe media, mentre il clientelismo e la corruzione hanno drenato risorse pubbliche che avrebbero potuto sostenere uno sviluppo più solido. Il risultato è che oggi milioni di venezuelani vivono con difficoltà quotidiane, molti hanno dovuto emigrare, le infrastrutture pubbliche sono degradate e la sicurezza è peggiorata drasticamente. In sostanza, Chávez ha creato un sistema che funzionava bene nei momenti di abbondanza petrolifera, ma ha eroso le fondamenta dello Stato e le basi di un’economia sostenibile, generando una crisi strutturale i cui effetti si sentono ancora oggi. Parlare del chavismo come di un modello senza considerare queste conseguenze significa non guardare ai numeri, ma alla narrativa politica. Attribuire poi al regime bolivariano la costruzione ex novo di un sistema fiscale è altrettanto falso. La realtà storica è che il Venezuela aveva un sistema fiscale strutturato ben prima dell’arrivo di Chávez al potere. Il codice fiscale organico, ad esempio, fu approvato già nel 1991, e la legge sull’imposta sul reddito venne introdotta già nel 1942, durante la Repubblica, con tasse progressive su persone fisiche e giuridiche che includevano anche un’imposta generale sul valore aggiunto e altre imposte già in vigore decenni prima dell’era chavista. La riscossione delle imposte avveniva regolarmente. Infine riportare i dati di crescita del 2025 del Venezuela come i più alti dell’America Latina è una pratica ampiamente manipolatoria. È infatti formalmente vero solo se si isola il dato e lo si priva di contesto. La crescita stimata intorno al 6% arriva infatti dopo il più grande collasso economico mai registrato nella regione in tempo di pace: tra il 2013 e il 2020 il PIL venezuelano si è ridotto di circa il 70–75%. Anche sommando gli anni di rimbalzo successivi, oggi l’economia venezuelana vale poco più di un terzo rispetto ai livelli pre-Maduro, mentre la maggior parte dei paesi latinoamericani ha già recuperato o superato il PIL precedente agli shock. In questo senso, il Venezuela di Maduro non è un caso di successo ma un’anomalia statistica, nel senso che cresce di più perché riparte dalle macerie, non perché abbia performance migliori. In termini cumulativi, istituzionali e sociali, resta il paese con i risultati peggiori della regione: economia ancora compressa, povertà diffusa, emigrazione di massa e uno Stato indebolito. Usare il dato della crescita 2025 come prova di un “modello” significa confondere volutamente un rimbalzo tecnico con una ripresa reale e trasformare una delle crisi più profonde dell’America Latina in uno slogan. Per quanto il professore si sforzi di mistificare i fatti ed alterare i dati, la realtà è che le prestazioni economiche peggiori ed al contempo i regimi più oppressivi dell’America Latina sono quelli di Venezuela e Cuba, guarda caso le due principali colonie di quel Vladimir Putin che il professore va ad applaudire direttamente a Mosca. Tanto per confermare che D’Orsi ormai non riesce più a separare la verità dall’ideologia.

Marco Setaccioli

18,858 views • 7 months ago

Manca più di un anno alle prossime elezioni ma la campagna elettorale è iniziata: gli antigovernativi - non soltanto i politici ma anche i cosiddetti “esperti” - già dicono che il governo Meloni ha fallito. Giovedì a L’Aria Che Tira il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori si è andato a pescare l’inflazione di guerra tra febbraio e giugno e ha detto che “quella italiana è la quarta peggiore d’Europa”. I dati però sono parziali (e di parte). E dicono questo: da settembre 2022 quando si è insediata Giorgia Meloni fino al 2023 l’inflazione (che indica l'aumento dei prezzi di beni e servizi in un Paese=quando sale, i prezzi salgono) è salita a causa dei costi dell'energia e delle materie prime (aumentati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la scelta del governo Draghi di far saltare le forniture russe, allora più convenienti, rifornendosi soltanto dagli Stati Uniti, allora governati dal democratico Joe Biden, che all’epoca ci ha venduto il loro gnl a un prezzo che all’Italia è costato molto più di quello russo, fino al +40%). Dal 2024 i prezzi hanno smesso di correre e l'inflazione è scesa nettamente. Questo calo ha rappresentato un segnale positivo e di sollievo per l'economia italiana. Il calo dell'inflazione degli ultimi anni è un dato positivo, poiché significa che la crescita dei prezzi ha rallentato e si è stabilizzata. Sicuramente nei mesi di chiusura dello stretto di Hormuz è leggermente risalita (per poi discendere, da giugno), ma se un analista si serve di dati di economia di guerra pur di dimostrare una situazione di sofferenza in Italia, non sta descrivendo lo scenario correttamente. E lo scenario dice che l’inflazione dal 2022 a oggi è scesa dal +8,9% al 3%. Potere d’acquisto dei salari: dal 2011 al 2022-2023, anni in cui hanno governato Pd e M5S, è crollato drammaticamente. Negli ultimi due anni la rotta è stata finalmente invertita, mostrando i primi segnali di ripresa. Grazie a un'intensa stagione di rinnovi contrattuali (le retribuzioni contrattuali medie sono cresciute del 3,1% nel 2025 e del 2,6% nel primo trimestre del 2026) e al taglio del cuneo fiscale, i salari nominali hanno ripreso a correre. Con l'inflazione rallentata, i salari reali sono tornati in territorio positivo. Ovviamente, nonostante questo segno +, il valore reale degli stipendi resta ancora inferiore di circa 6-7 punti percentuali rispetto a quanto dovrebbe essere. Ma l’inversione di marcia, nonostante le innumerevoli crisi che il governo Meloni ha dovuto affrontare, è netta. Carrello della spesa: ogni estate sembra ripetersi lo stesso schema comunicativo. Da una parte le associazioni dei consumatori parlano di "stangata", dall'altra gli operatori turistici annunciano prenotazioni elevate e strutture quasi esaurite. La realtà è che i rincari fanno più notizia dei ribassi. Il "carrello della spesa" è rallentato, passando da +1,9% (maggio) a +1,6% (giugno). Questo significa una cosa importante: non è corretto dire che "i prezzi stanno esplodendo". Piuttosto, negli ultimi mesi la loro velocità di crescita si è attenuata. C’è infine un dato da tenere a mente: gli italiani continuano a spendere per le vacanze. Anche qui i numeri raccontano una realtà diversa da quella spesso descritta. Secondo un'indagine Tecnè per Federalberghi, 16 milioni di italiani hanno programmato una vacanza nel mese di giugno. Il dato rilevante è che nel 2025 gli italiani in viaggio a giugno erano 14,3 milioni. L'aumento tra il 2025 e il 2026 è quindi nell'ordine di 1,7 milioni di persone, pari a circa +12%, un incremento non trascurabile. Attenzione quindi a chi, per ragioni più elettorali che statistiche, viene a raccontare in Tv un’Italia in crisi: la situazione non può essere rosea per la complicata situazione geopolitica che sta indebolendo l’Europa. Ma l’Italia non se la cava così male. Giovedì a L'aria che tira

Maddalena Loy

11,518 views • 1 month ago

GROSSO IMBARAZZO PER IL NO. Il presidente del Comitato del No dell’Anm, Enrico Grosso, è stato beccato in un fuorionda di un incontro sul referendum mentre discute con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, di una causa ancora da decidere e in cui è coinvolto. Si tratta di un caso molto delicato che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale e che potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Peccato che Grosso abbia scritto un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice). Marra accenna alla vicenda giudiziaria: c’è “un contenzioso”, dice, spiegando di aver letto l’atto introduttivo del ricorso. Poi aggiunge una frase che scatena immediatamente la polemica: “Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…”. Grosso replica: “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”. Il presidente del tribunale prosegue raccontando che la questione è stata già esaminata con la giudice relatrice, facendo riferimento alla differenza tra decadenza e diritto soggettivo. Il costituzionalista torinese osserva che proprio la decadenza è il cuore della domanda giudiziaria e aggiunge che la Regione sarà difesa da un collega “abbastanza noto, bravo”, che avrebbe intenzione di sollevare proprio quella questione. “Ce la studiamo, certo”, conclude Marra. Il dialogo dura pochi minuti, ma basta per accendere la miccia. Il video, inizialmente disponibile sul canale YouTube dell’università, già in serata non è più visibile. A sollevare pubblicamente il caso è Chiara Minelli, capogruppo di Avs nel Consiglio regionale valdostano e tra i promotori del ricorso contro l’elezione di Testolin. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza”, attacca. “Si parlava di una materia che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un confronto su una questione così delicata in cui il presidente del tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”. E poi la stoccata sulla sparizione del filmato: “Oggi sul sito dell’università il video della conferenza – casualmente? – non è più disponibile”. Sia per Marra che per Grosso si pone un evidente problema di opportunità.

Ermes Antonucci

232,146 views • 5 months ago

LA SCUOLA DEL DRIN DRIN E’ UNA FIGATA PAZZESCA 🔥 Finisce oggi, 9 agosto, la prima edizione della scuola di formazione civica. 🤩 Il successo è stato impressionante: oltre 500 partecipanti tra delegati per il Congresso di ottobre e altri iscritti al partito, distribuiti in 4 settimane di lezioni tenute da esperti di primo piano. Il tutto nella splendida cornice di Urbino, che per qualche giorno è diventata una seconda casa. 🗣️ Gli argomenti trattati nelle lezioni sono alla base delle conoscenze di una nuova classe politica: 🏫 funzionamento dei Comuni, delle Regioni e degli Enti locali; 🏦 Parlamento, Governo e iter legislativo; 🏥 welfare e sistema pensionistico; 💰 sistema fiscale e debito pubblico; 📚 università e ricerca in Italia. Ma la scuola è stata molto più di questo. Alcuni di noi si erano conosciuti solo a livello locale, nei tanti di eventi organizzati in questi mesi in tutta Italia. Altri si erano incontrati online per un anno per analizzare i problemi italiani e proporre le soluzioni concrete che formeranno la nostra linea politica dopo il Congresso. 🔔 Ma è alla scuola che i Drinner si sono conosciuti davvero: le lezioni, i lavori di gruppo, le chiacchierate e i momenti più goliardici hanno contribuito a creare un autentico spirito di amicizia tra persone di tutte le età provenienti da tutta l’Italia. Perché un progetto politico non si regge solo su dati e proposte, ma anche sul senso di appartenenza ad una comunità di persone simili che condividono lo stesso sogno: cambiare il proprio Paese. 💪 💡 La scuola civica del Drin Drin è solo l’inizio della strada che porterà ad una classe politica di persone competenti, capaci e unite da un ambizioso progetto comune. 🔍 Il prossimo grande appuntamento è ora il Congresso, che completerà la fondazione ufficiale del partito. #wehaveadrin #drindrin

ORA!

10,999 views • 1 year ago

Il Tg La7 ha pubblicato in esclusiva un documento della Procura in cui si legge che Renzo Lovato, padre di Antonello Lovato, il 37enne che ha abbandonato sotto casa il bracciante indiano Satnam Singh dopo che quest’ultimo aveva perso il braccio destro in un incidente sul lavoro nella sua azienda agricola, è indagato da cinque anni per reati di caporalato in un altro procedimento. Spiace quindi per il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida che si è lanciato subito in difesa degli agricoltori, come se il caporalato fosse un fortuito caso alimentato dagli schiavi e non dagli schiavisti. Nel frattempo scopriamo che Prakhash e Kamal Hinduja, origini indiane e passaporto britannico, membri della famiglia più ricca del Regno Unito, spendevano più per il mangime del loro cane che per lo stipendio di uno dei loro domestici, nella loro villa di Ginevra. Un giudice svizzero ha condannato gli Hinduja, il figlio Ajay e la moglie di lui Amrata a pene da quattro a quattro anni e mezzo di carcere per sfruttamento della manodopera e lavoro illegale, mentre è caduta l'accusa più grave mossa nei loro confronti, traffico di esseri umani. Il clan Hinduja è a capo di una multinazionale indiana che possiede solo in Regno Unito beni per 50 miliardi di euro, e ben di più nel resto del mondo: loro è per esempio la catena internazionale di alberghi Raffles. Eppure l'accusa è di avere ridotto i domestici letteralmente in schiavitù. Il retrogusto di fondo alle due vicende ha un nome impronunciabile che pochi si concedono il lusso di scrivere: il capitalismo. Forse sarebbe il caso di parlarne. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

51,030 views • 2 years ago

💣💣💣 L'ex gestore di fondi BlackRock e fondatore di Phinance Technologies Edward Dowd: "Vorrei vedere la nuova amministrazione #Trump comunicare che "è successo qualcosa di brutto" e vorrei anche che le iniezioni di vaccini mRNA venissero ritirate" "Una preoccupazione che ho è l'arma biologica che ci è stata rilasciata, i vaccini e il virus stesso erano un'arma biologica", dice Dowd. "Questo deve essere comunicato in modo efficace nella nuova amministrazione, che è successo qualcosa di brutto". Aggiunge, "Vorrei che i vaccini mRNA venissero ritirati e vorrei vedere una discussione nazionale e che le persone fossero portate di fronte alla giustizia per quello che è successo negli ultimi quattro anni perché è stato il crimine più grande che abbia mai visto, la più grande frode mai perpetrata su una popolazione". Dowd continua dicendo: "C'è una grande fetta di persone che non sa perché si ammala e ha problemi. Devi ricordare che c'è un imbuto. Ci sono tre categorie: ci sono i feriti, i disabili e i morti. I morti, per quanto ci concentriamo sui morti, la buona notizia è che... sono la minor quantità di persone. La categoria successiva più grande è quella dei disabili, e poi ci sono i feriti. E il problema è che puoi passare da un contenitore all'altro. E se non sai qual è la causa principale del problema, ovvero il danno da vaccino che potrebbe portare a queste diverse fasi, non stai mai affrontando il problema principale, che è la proteina spike. "Quindi quando le persone vanno dai dottori in questo momento presentando tumori e problemi neurologici e dicono semplicemente, 'Oh, è l'Alzheimer. Oh, è il cancro al fegato. Oh, è questo. È quello.' Beh, forse è la produzione costante di proteine ​​spike nel tuo corpo che sta causando questo, e forse dovremmo provare a elaborare protocolli che si prendano cura di questo in una certa misura. E in questo momento, c'è una larga parte della popolazione che non ne ha idea. Nessuna idea." 👇👇👇

Sabrina F.

23,816 views • 1 year ago

🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni. Barack #Obama. Buona lettura, buona visione. --------------------------------------------------------- "Ciao, Chicago! È bello essere a casa. Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama... Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile. Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris. Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente. A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità. Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno. In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto. In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi. E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese. La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico. Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia. Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli. E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice: Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme? Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno. Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso. La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita. Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto. È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore. L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore. Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris. E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano. Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano. Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria. Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani. Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz. Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori. Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere. Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione. Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi. Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi. Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo. Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive. Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori. Kamala sarà quel presidente. Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono. Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri. Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre. Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi. Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare. Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo. Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi. È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela. Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani. So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro. Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli. Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre. Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio. Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti. In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi. Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato. Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero. Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America". --------------------------------------------------- Se ritieni che questo lavoro sia prezioso, che questo spazio di informazione vada salvaguardato, iscriviti al Blog: è l'unico modo per garantire la sua continuità nel tempo. Ti ringrazio.

Dario D'Angelo

153,767 views • 2 years ago

Siamo in via di San Gregorio, dove abbiamo concluso la prima parte – una delle più suggestive e affascinanti – del cosiddetto #GRAB, ovvero il Grande Raccordo Anulare delle #Biciclette. Si tratta di un bellissimo progetto per dotare finalmente #Roma di una ciclovia moderna e funzionale. Il GRAB prevede un alto numero di nodi di scambio intermodali con le reti del #trasportopubblico locale su ferro, attraverso l’interconnessione con le piste #ciclabili esistenti e previste. Il tracciato è stato disegnato per affiancare il maggior numero possibile di luoghi e servizi culturali e sociali, per renderlo il più utile e bello possibile: un’opera che avrà un impatto tangibile sulla qualità della vita in città. Questo di via di San Gregorio è uno dei sei lotti in cui è stato diviso il tracciato del GRAB. È un intervento che permette di connettere l’Area Archeologica Centrale con quella del Parco dell’Appia Antica, attraverso – appunto – via di San Gregorio, Caracalla, via di Porta San Sebastiano, via Appia Antica e via di Cecilia Metella. Abbiamo realizzato non solo la #pistaciclabile, ma abbiamo anche notevolmente ampliato l’area dedicata a pedoni e ciclisti, grazie a una riduzione di oltre il 50% della parte carrabile. In questo modo garantiamo la continuità della #PasseggiataArcheologica, che dai #ForiImperiali e dal #Colosseo – attraverso via delle Terme di Caracalla – raggiunge le Mura Aureliane e l’ingresso dell’Appia Antica nel recinto murario, per poi proseguire sull’Appia Antica costeggiando il Parco della Caffarella. È stato creato anche un #giardino lineare di quasi 2000 m² lungo la quasi totalità del marciapiede lato Palatino, con 150 arbusti e 1000 specie erbacee perenni, con fioriture alternate scelte per la loro importanza ecologica – soprattutto ai fini della tutela e diffusione degli impollinatori. Oltre a questo, abbiamo già avviato i cantieri per altri lotti, che stanno procedendo secondo la tabella di marcia, con l’obiettivo di chiudere l’anello entro il 2026. Non vediamo l’ora di concludere quest’opera strategica per la #mobilitàdolce, che esalterà ancora di più la bellezza della nostra città. Buona passeggiata a tutte e a tutti!

Roberto Gualtieri

20,425 views • 1 year ago

🚨🇺🇸 Discorso molto interessante dal punto di vista politico da parte di Gavin Newsom. Il governatore della California, dopo la vittoria nel referendum che consentirà ai Democratici di beneficiare di mappe elettorali più favorevoli all'interno dello Stato in vista delle elezioni Midterm del 2026, torna a esercitare un ruolo di leadership nazionale per quanto riguarda l'opposizione a Donald Trump. Newsom chiede infatti ai colleghi governatori dem di seguire il suo esempio, di ridisegnare i distretti elettorali dei "blue states" in modo da contrastare le manovre repubblicane di gerrymandering. Ho tradotto il suo intervento per voi, merita molta attenzione. Buona lettura. "Bene, buonasera a tutti, e lasciatemi sottolineare: è stata una buona serata per tutti, non solo per il Partito Democratico. Ma che notte per il Partito Democratico, un partito che è in ascesa, un partito che è sulle punte, non più sui talloni, da costa a costa, da mare a mare. Ma non è stata solo una vittoria stasera per il Partito Democratico: è stata una vittoria per gli Stati Uniti d’America, per il popolo di questo Paese e per i principi per i quali i nostri padri fondatori hanno vissuto e sono morti. E quindi siamo orgogliosi, qui in California, di far parte di questa narrazione, questa sera. Siamo orgogliosi del lavoro che il popolo dello Stato della California ha svolto stasera per mandare un messaggio potente a un presidente storico. Donald Trump è un presidente storico. È il presidente più storicamente impopolare della storia moderna. In ogni categoria cruciale, Donald Trump è sott’acqua. Ha promesso di renderci più sani. Ha promesso di renderci più ricchi. Siamo più malati e più poveri, e lui lo capisce perfettamente. Perché altrimenti? Perché altrimenti avrebbe chiamato Greg Abbott dicendo che gli spettano cinque seggi? Perché altrimenti starebbe cercando di truccare le elezioni di medio termine prima ancora che venga espresso un solo voto? Lui capisce la sua posizione in questo momento negli Stati Uniti d’America. Una cosa, però, che non aveva previsto, era lo Stato della California. Invece di struggersi per lo stato della nostra nazione, ci siamo organizzati in modo senza precedenti, in una corsa di 90 giorni. Persone da ogni parte degli Stati Uniti d’America hanno contribuito con la loro voce e il loro sostegno a questa iniziativa. Siamo rimasti saldi e fermi di fronte alla sconsideratezza di Donald Trump. E stasera, dopo aver provocato l’orso, questo orso ha ruggito con un’affluenza senza precedenti in un’elezione speciale, con un risultato straordinario. Nessuno di noi, tuttavia, è ingenuo. Questo è un modello. È una pratica. Gli sforzi di Donald Trump per truccare le elezioni di medio termine continuano ancora oggi. E lo ribadirò tra poco. Lo vedete agire in tutto il Paese, non solo in Texas. Avete visto cosa sono riusciti a fare in Missouri, cosa hanno fatto in North Carolina, cosa stanno cercando di fare in Indiana e, inevitabilmente, in Florida. Non stanno scherzando. Nel giugno di quest’anno abbiamo visto 4.000 membri della Guardia Nazionale federalizzati nello Stato della California. Abbiamo visto 700 Marines in servizio attivo non inviati oltreoceano, ma mandati nella seconda città più grande degli Stati Uniti d’America per militarizzare le nostre strade. Avevamo detto a giugno che si trattava di un’anteprima di ciò che sarebbe venuto. Di quali altre prove avete bisogno oltre a ciò che è accaduto a Washington DC? A ciò che sta accadendo a Portland, in città come Chicago? Quando abbiamo dato il via a questa campagna, appena 90 giorni fa, a Little Tokyo, nel sud della California, a Los Angeles, al Democracy Center, Donald Trump ha mandato Greg Bovino. Ha mandato la sua polizia privata, che sempre più sembra aver giurato fedeltà a Donald Trump e non alla Costituzione degli Stati Uniti. Li ha mandati al nostro comizio di apertura per gelare la libertà d’espressione, per intimidire le persone dal partecipare. Proprio oggi, a Los Angeles, Donald Trump ha chiamato la Polizia di Frontiera, l’ha mandata allo stadio dei Dodgers. E ha lanciato una palla veloce alla testa della libertà di parola, della libera espressione, per sopprimere il voto nella seconda città più grande d’America. Lo ha fatto proprio oggi. Uomini in tenuta tattica mandati a intimidire una comunità già tesa, ma vedete, mentre parliamo, le persone sono ancora in fila, aspettano tre ore per votare, per mandare un messaggio a Donald Trump: niente corone, niente troni, niente re. Ecco cosa rappresenta questa vittoria. È una vittoria per il popolo dello Stato della California e degli Stati Uniti d’America. E questa è una vittoria accompagnata da un lucido promemoria: non si tratta solo delle azioni che Donald Trump ha intrapreso per federalizzare la Guardia, per avviare il processo di militarizzazione delle città americane, per intimidire la libertà d’espressione e di parola usando ICE e la Polizia di Frontiera nelle città americane. Ma oggi ha anche annunciato, proprio quando si aprivano le urne, che questa elezione era truccata. Che questa elezione era truccata. Naturalmente, sono parole familiari. È esattamente ciò che Donald Trump ha detto dopo il 6 gennaio - quel giorno dell’amore in cui ha cercato di incendiare la democrazia. Ha cercato di distruggere questo Paese e ha telefonato al Segretario di Stato della Georgia chiedendo 11-12.000 voti, proprio come ha chiamato Greg Abbott dicendo che gli spettano quei cinque seggi. Ha detto che questa elezione era truccata e si sta muovendo per avviare procedimenti e indagini penali al Dipartimento di Giustizia. Non sta scherzando. Quindi stasera sono orgoglioso, ma anche molto consapevole e lucido rispetto al momento in cui viviamo. Donald Trump non crede nelle elezioni libere ed eque, punto e basta. Non è complicato, ed è evidente a chiunque stia prestando attenzione. Se si mettono in fila tutte queste azioni, che continuano fino a oggi e continueranno nei prossimi momenti, se pensate che stia esagerando, considerate il suo annuncio di poche settimane fa di voler inviare squadre di risposta rapida in tutti gli Stati Uniti, in tutti e 50 gli stati, decine di migliaia di membri dell’esercito preparati per il dispiegamento urbano. Un’anteprima di ciò che verrà. Ma tornando a questo Stato: il nostro stato d’animo era risoluto. La nostra mentalità era determinata a restare fermi, a restare alti, a non lasciarci intimidire. A non lasciarci umiliare. A non cadere preda del cinismo, a non cadere preda della paura e dell’ansia di qualcuno che crede in una sola cosa: shock e terrore, per intimidirci e sfiancarci. Ma stiamo vedendo, in tutto il Paese, sette milioni di persone che si alzano in piedi. Non solo per se stesse, ma le une per le altre, e per questi principi duraturi e storici dei nostri padri fondatori. E concluderò con questo: l’anno prossimo sarà il 250° anniversario del meglio della Repubblica Romana, del meglio della democrazia greca. Questa nozione fondamentale di un sistema di pesi e contrappesi, di sovranità popolare, dello stato di diritto. Signor Presidente, lo stato di diritto, non lo stato di Trump. E spero che le persone stiano comprendendo la gravità di questo momento. Ciò che è in gioco. Oggi, come ho detto, è un momento straordinario per il nostro partito, ma ancora una volta, è un momento straordinario che riafferma quei principi. I nostri padri fondatori non hanno vissuto e non sono morti per vedere il tipo di vandalismo contro questa repubblica e la nostra democrazia che Donald Trump sta cercando di perpetuare. E quindi il mio appello stasera, nello spirito di Whitman: abbiamo parlato del grande dramma che continua, e tutti dobbiamo contribuire con un verso. Abbiamo bisogno dello Stato della Virginia. Abbiamo bisogno dello Stato del Maryland. Abbiamo bisogno dei nostri amici a New York, in Illinois, in Colorado. Abbiamo bisogno che altri Stati, con leader straordinari che hanno già fatto cose straordinarie, affrontino questo momento a testa alta e riconoscano ciò che ci aspetta nel 2026. E lasciatemi essere chiarissimo: possiamo, di fatto, porre fine alla presidenza di Donald Trump così come la conosciamo, nel momento in cui Jeffries giurerà come Speaker della Camera dei Rappresentanti. Tutto è in gioco, una linea netta nel 2026. E quindi voglio ringraziare tutti coloro che si sono alzati in piedi non solo per la nostra democrazia, ma per coloro che si sentono vittime di bullismo e intimidazione. Si sono alzati in piedi per questa nozione di rami di governo coeguali e di un sistema di pesi e contrappesi. E voglio ringraziare mia moglie, che ogni giorno mi ricorda che tutto questo riguarda coloro che si sentono soli, coloro che si sentono isolati, coloro che provano un’ansia e uno stress che non avrebbero mai potuto immaginare nelle loro vite. Tutto questo serviva a dire loro: ti sosteniamo, ti vediamo, conti, ci importa. E dirò solo questo: sono fiducioso che, mentre ci muoviamo verso il 2026 in questo Paese, il meglio deve ancora venire". Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno. Iscriviti al Blog: Sostieni il Blog con una piccola donazione:

Dario D'Angelo

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