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🏎️🔴 LEWIS HAMILTON È ARRIVATO A MONZA… E GUARDATE COME! 😱🔥 Un arrivo davvero incredibile per il fuoriclasse britannico, pronto a vivere il weekend del GP d’Italia nel cuore della marea rossa! 🇬🇧#LewisHamilton #Hamilton #Ferrari #ForzaFerrari #Monza

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L' ultima volta di Andy Murray nel suo giardino di casa, il Centre Court. Da brividi. Amato. Tanto. Ma pure criticato, quando gli davano del noioso, dell'arrogante (qualche volta lo è stato). Inglese quando vinceva, scozzese quando perdeva. Sopravvissuto a 8 anni ad una strage nella palestra della sua scuola (Dunblane Primary School, 1996). A 2 anni la racchetta era già il suo giocattolo preferito, da convividere con il fratello maggiore. E proprio in coppia con Jamie ha voluto chiudere un cerchio nel dare l'addio all'erba del Centrale dell'All England Lawn Tennis Club. Perchè quello di Andy è, e sarà sempre, un affare di famiglia. Come allenatrice, fino ai 14 anni, lei: mamma Judy a volte ingombrante ma super competente, che si è tanto spesa per la crescita del tennis in UK, soprattutto quello femminile, di cui Andy è diventato un paladino. I titoli Slam, gli ori olimpici, il numero 1 del mondo. E le due vittorie a Wimbledon (2013, 2016) che lo hanno consacrato come campione britannico del secolo. Il quarto dei Fab Four, insieme a Federer, Nadal e Djokovic. Ma è nella seconda parte della carriera, quella in cui ha vinto poco, che si è visto il vero valore di Murray. Valore che fa rima con amore. Amore per il tennis. I tormenti e i dolori per i due interventi all'anca, il rivestimento (hip resurfacing) con due lamine di acciaio emisferiche che ricoprono l’articolazione. La testardaggine nel voler tornare in campo, nel sentirsi giocatore: decido io quando smettere. Una volontà esemplare, persino commovente. Un coraggio infinito condito da occhi lucidi e da freddure di irresistibile humor britannico. Here we are, il rispetto nei suoi confronti è aumentato in modo esponenziale, in ogni angolo del mondo. Oggi non è esattamente un addio, ma vale come un enorme grazie. Thanks & proud, Sir Andy #Wimbledon Andy Murray

Lia Capizzi

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Il Tg La7 ha pubblicato in esclusiva un documento della Procura in cui si legge che Renzo Lovato, padre di Antonello Lovato, il 37enne che ha abbandonato sotto casa il bracciante indiano Satnam Singh dopo che quest’ultimo aveva perso il braccio destro in un incidente sul lavoro nella sua azienda agricola, è indagato da cinque anni per reati di caporalato in un altro procedimento. Spiace quindi per il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida che si è lanciato subito in difesa degli agricoltori, come se il caporalato fosse un fortuito caso alimentato dagli schiavi e non dagli schiavisti. Nel frattempo scopriamo che Prakhash e Kamal Hinduja, origini indiane e passaporto britannico, membri della famiglia più ricca del Regno Unito, spendevano più per il mangime del loro cane che per lo stipendio di uno dei loro domestici, nella loro villa di Ginevra. Un giudice svizzero ha condannato gli Hinduja, il figlio Ajay e la moglie di lui Amrata a pene da quattro a quattro anni e mezzo di carcere per sfruttamento della manodopera e lavoro illegale, mentre è caduta l'accusa più grave mossa nei loro confronti, traffico di esseri umani. Il clan Hinduja è a capo di una multinazionale indiana che possiede solo in Regno Unito beni per 50 miliardi di euro, e ben di più nel resto del mondo: loro è per esempio la catena internazionale di alberghi Raffles. Eppure l'accusa è di avere ridotto i domestici letteralmente in schiavitù. Il retrogusto di fondo alle due vicende ha un nome impronunciabile che pochi si concedono il lusso di scrivere: il capitalismo. Forse sarebbe il caso di parlarne. #LaSveglia per La Notizia

Giulio Cavalli

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