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Perché questa gente ci sputa addosso? Perché ci disprezzano, eppure vogliono vivere in casa nostra e tra noi. MOVIMENTO DELLE BANDIERE 🇮🇹🇮🇹🇮🇹 📍sabato 18 ottobre, ore 15 📍piazza Oberdan, Milano Unisciti a noi 🇮🇹🇮🇹🇮🇹

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IL FENOMENO, DILAGANTE IN EUROPA, DELLE MOLESTIE SESSUALI IN PISCINA. SUCCEDE MA NON SI PUÒ DIRE Da anni si registrano molestie e aggressioni sessuali nelle piscine pubbliche europee, ma quasi nessuno ne parla. Perché? Perché i responsabili sono immigrati provenienti da culture in cui la donna in costume è vista come “provocatoria” ed è diritto del maschio abusarla. In Germania, dopo il 2015, centinaia di episodi sono stati segnalati in città come Colonia, Berlino e Monaco. In Austria, a Vienna, un richiedente asilo iracheno ha violentato un bambino in una piscina pubblica. In Svezia, molte strutture hanno dovuto introdurre orari separati per uomini e donne. Ci adeguiamo alla sharia, insomma. In Francia, da Marsiglia a Parigi, gli episodi si ripetono e la sicurezza è ormai un’emergenza. (In questo video piscine pubbliche francesi). Le vittime sono quasi sempre adolescenti o donne giovani. Chi denuncia viene accusato di “discriminazione”. Ma la verità è un’altra: questa è la conseguenza di un multiculturalismo cieco e malato, che ha importato modelli culturali incompatibili con le libertà e con i valori occidentali. Difendere le nostre regole e pretendere che siano rispettate non è odio, non è razzismo, non è fascismo. È civiltà, è legalità, è democrazia. Chi viene in Europa deve adattarsi alle nostre leggi e ai nostri valori, non pretendere che siamo noi a cambiare e a rinunciare alla vita sicura e libera. MOVIMENTO DELLE BANDIERE 🇮🇹🇮🇹🇮🇹 📍Sabato 29 novembre, ore 15 📍Piazza San Babila, Milano Ci incontriamo in piazza ♥️

Azzurra Barbuto

70,507 просмотров • 9 месяцев назад

Vi descrivo la scena, perché qui siamo davvero al paradosso. Milano. Una signora bionda viene insultata e chiamata con disprezzo “trumpiana”. Viene accusata di essere razzista e redarguita sui social network. Perché? Perché ha fatto rispettare una regola. La regola è semplicissima: per prendere il taxi si fa la fila. Non si salta davanti in mezzo alla strada per salire a bordo perché ci si stufa di attendere il proprio turno, scavalcando così chi è in testa alla fila. Non si passa davanti agli altri. Si aspetta il proprio turno. E questa regola vale per chiunque, a prescindere da nazionalità, sesso, colore della pelle, religione, stato sociale. Semplice, no? Quella signora definita “trumpiana” non veniva dalla coda. Veniva dalla testa della fila. E ha semplicemente preso il taxi che spettava a lei. Come avrebbe fatto chiunque di noi. Voi vi fareste scavalcare, magari da qualcuno perché turista? Io no. Da nessuno. Le tre signore straniere, invece, arrivavano dalla coda. Eppure oggi funziona così: chi rispetta le regole viene insultato e accusato di razzismo, chi le calpesta passa per vittima. È sempre lo stesso schema, fateci caso. E lo denuncio da anni. Pretendere il rispetto delle regole non è razzismo. È civiltà. Il vero razzismo, semmai, è etichettare e insultare una persona per questo. Siamo arrivati a questo punto: la normalità, il rispetto delle regole, il senso civico vengono criminalizzati; mentre l’arbitrio, la cattiva educazione, il disprezzo verso gli altri, il menefreghismo vengono giustificati, addirittura difesi. E no, non funziona così. In Italia, come ovunque dovrebbe essere, le regole valgono per tutti. Turisti, residenti, chiunque. E chi è ospite si adegua. Se questo vi risulta essere “razzismo”, state a casa vostra.

Azzurra Barbuto

63,219 просмотров • 3 месяцев назад