Video yükleniyor...

Video Yüklenemedi

Ana Sayfaya Dön

Sonia che prova a difendere Antonella e viene eclissata dal pubblico, da Alfonso, da Edoardo, case, viaggi, auto, fogli di giornale ✈️✈️✈️ #oriele #gfvip #incorvassi sonia bruganelli

84,720 görüntüleme • 3 yıl önce •via X (Twitter)

0 Yorum

Yorum bulunmuyor

Orijinal gönderinin yorumları burada görünecek

Benzer Videolar

Sono quelle situazioni in cui ci godo non poco a guardare la sfilza di temporali perché nonostante la quasi totale assenza nei modelli ero praticamente sicuro di questi temporali serali-notturni. (Sì, mi faccio pat-pat sulla spalla, mi perdonerete ahah) I temporali sui monti sono all’ordine del giorno perché la massa d’aria nella colonna è sufficientemente umida a far condensare quanto il sole riesce a sollevare dal suolo nel corso della giornata. Nelle ore tardo pomeridiane-serali i temporali sul muro prealpino riescono a “bucare” il tappo di inversione che si viene a creare in regime anticiclonico. Il flusso nord-orientale ha aiutato a creare quel minimo di instabilità nell’aria che unito agli outflow dei temporali riesce a favorire la propagazione degli stessi. Propagazione che avviene attraverso “corsie preferenziali”, come fosse un fiume che trova la via più semplice per scorrere: nel caso sotto vediamo che scesi dalle prealpi venete hanno mantenuto velocità e intensità attraverso i Berici-Euganei e poi lungo la zona di colline moreniche attorno al Garda. Mano a mano che i colli vengono a mancare diventa sempre più difficile la loro corsa che quindi dipende totalmente dagli outflow dei temporali. Il tappo di stabilità presente sulla pianura viene rotto dagli outflow dei temporali, l’aria umida pre esistente fa da carburante e la (seppur debole) instabilità indotta dal flusso nord-orientale fa il resto. I temporali quindi dal Veneto sono ormai prossimi al Piemonte. In questi casi il rischio principale è legato al forte vento (downburst) in uscita dai temporali più che dalla grandine non essendoci condizioni particolarmente favorevoli nella colonna. Mappa e animazione fulminazioni da

Daniele Vasilevski

36,392 görüntüleme • 1 ay önce

In foto c’è Ahmad al Amur seduto tra sua madre e sua sorella. Nel video c’è un attacco in Cisgiordania che inaugura un metodo nuovo. Alle otto e mezza il colono-tiktoker guida altri 13 uomini mascherati in una spedizione punitiva a Jinba. Aziz, il papà di Ahmad, è la vittima scelta a caso. Perché la sua casa è la prima che incontri quando arrivi da fuori. Aziz si prende una bastonata in testa e sviene. Suo figlio maggiore interviene ma gli rompono un braccio. Si affaccia Ahmad, quindicenne, si prende anche lui una botta in testa e cade a terra sanguinante. Fin qui, è una spedizione brutale, ma non è diversa da altre prima di questa. La parte più rilevante della storia viene dopo: la madre di Ahmad è in ansia, vuole portare i suoi famigliari all’ospedale. Da Jinba contattano le autorità, che sono quelle dell’amministrazione militare. Dopo, assistono a questa scena: gli aggressori montano sui pick up e risalgono fino all’insediamento. Poi scendono, fanno un breve stop alla base militare di fronte a Jinba, e da lì tornano nel villaggio palestinese. La telefonata all’esercito per chiedere aiuto partita da Jinba è stata reindirizzata ai telefonini degli aggressori, che hanno preso le auto, sono tornati a casa, hanno chiamato gli altri, sono passati dalla base militare per togliersi gli abiti civili e indossare la divisa, e sono tornati a Jinba. Tra loro c’è sempre il colono-tiktoker, la differenza è che nel primo attacco che ha guidato erano in 14 e adesso – con le uniformi – sono in 100. La sovrapposizione tra coloni e militari è un effetto collaterale della guerra a Gaza: da quando i soldati professionisti sono quasi tutti nella Striscia, i coloni di qui hanno indossato l’uniforme e sono diventati i riservisti che presidiano la Cisgiordania occupata. I coloni vestiti da soldati spaccano i televisori e i pannelli solari con un martello. Spaccano pure la campanella della piccola scuola di Jinba. Prendono i vestiti dagli armadi e li buttano nella sabbia. Radunano il cibo dalle dispense delle case, ne fanno un grande mucchio a terra, e lo mescolano con i fertilizzanti velenosi e le medicine delle pecore. Si ascolta nella puntata 754 di Stories, Chora Media

Cecilia Sala

91,795 görüntüleme • 1 yıl önce

L’operazione speciale procede spedita. Di questo passo infatti la Russia completerà la conquista del Donbas nel marzo del 2040 al modico costo di 6.574.000 perdite tra morti e feriti. Trovo sempre interessante leggere dai commenti e dai post dei vari fan del regime fascista russo (dicevano i latini che de gustibus non disputandum est) tanto trionfalismo per la conquista, peraltro non vera, di Kostiantynivka, come se l’umanità intera dovesse trarre un vantaggio collettivo dal fatto che una dittatura assassina causi milioni di morti e commetta crimini indicibili pur di sottrarre illegalmente territorio ad uno stato sovrano. Le dissonanze cognitive ed i traumi psicologici di questa frustrata porzione della società non sono il mio campo. Lo è invece capire cosa non sia chiaro di quello che sta realmente avvenendo in Ucraina. Il Cremlino ha infatti diffuso un video senza data e senza luogo di un briefing tra un Putin dall’espressione torva ed evidentemente preoccupato ed i vertici militari. Un incontro spacciato per una visita al fronte, ma che a giudicare dall’allestimento impeccabile, dalle luci cinematografiche, l’audio pulito e la strumentazione utilizzata si è svolto in uno dei vari teatri di posa che, secondo varie inchieste giornalistiche, sono stati allestiti nelle residenze dello zar o alla periferia di Mosca proprio per queste scenette. Il capo di Stato maggiore Gerasimov durante il briefing mostra le mappe del “progressi” delle truppe russe, illustrando una linea del fronte irrealistica e derisa dagli stessi Z-blogger russi. Le differenze rispetto alla linea reale sono macroscopiche, discostandosi talvolta anche di decine di km (alcune immagini le ho prese da un post di Parabellum (Mirko Campochiari)), ma tracciate utilizzando la tecnica degli sbandieratori, fotografando cioè dei poveracci spediti di nascosto dietro la linea del fronte a sventolare una bandiera russa per far credere che il tale villaggio sia stato preso, salvo poi essere eliminati o catturati dagli ucraini. A Kostiantynivka le battaglie sono in realtà ancora in corso e secondo i milblogger russi continueranno per settimane. Perché da un lato il Cremlino ha bisogno di una vittoria anche di Pirro che provi l’inarrestabile avanzata del secondo esercito più forte in Ucraina. Dall’altro l’esigenza di Kyiv non è quella di difendere macerie ma di dissanguare l’avversario, facendo pagare a caro prezzo ogni passo. Prova ne è il fatto che la conquista di Kostiantynivka sia in realtà un ripiego rispetto ai progetti originali. Sebbene ora venga spacciata come obiettivo, doveva essere semplicemente la tappa intermedia di una cavalcata. Nelle direttive strategiche dello Stato Maggiore russo, la città doveva essere presa di slancio attraverso una massiccia manovra a tenaglia da nord, con una spinta che doveva arrivare da Izjum e Lyman, scendendo verso Sloviansk e Kramatorsk. Da sud l'avanzata doveva risalire da Avdiivka e Marinka per tagliare le linee di rifornimento ucraine. Puntare tutto su Kostiantynivka è la prova del fallimento di questi piani e non di una vittoria. Il fronte in quella zona peraltro avanza di 50 metri al giorno. Nell’area di Pokrovsk si arriva a 70. Nel mese di giugno il guadagno reale è stato, secondo i calcoli di ISW di 30,42 km quadrati, facendo quindi salire a 1.298 le perdite per ogni km quadrato occupato. Per completare la presa del Donetsk ne mancano ancora 5.065. A conti fatti, con questo ritmo ci vorranno 14 anni e il sacrificio di un terzo dell’intera popolazione russa compresa tra i 18 e i 40 anni. E parliamo, lo ribadisco, del costo di ciò che resta da conquistare di una sola regione. Sempre ammesso, ovviamente, che la situazione non peggiori. Perché la tecnologia dei droni ucraini corre assai più velocemente di quella russa, le catene logistiche compromesse ed enormemente allungate per non esporre depositi di munizioni e carburanti stanno causando un drammatico rallentamento della capacità offensiva delle forze di Mosca. Inoltre dopo Kostiantynivka ci sono le alture fortificate che proteggono l'agglomerato urbano di Kramatorsk e Sloviansk. Senza il controllo delle grandi arterie stradali che scendono da nord, una linea di rifornimento russa allungata fino a Kostiantynivka rimarrebbe costantemente esposta al fuoco dell'artiglieria e ai droni ucraini posizionati sulle colline circostanti. Continuare a mostrare ossessivamente piccole vittorie tattiche da parte dei soliti noti serve solo a nascondere un sempre più clamoroso fallimento strategico, che si aggiunge a quello economico, di credibilità internazionale e politico. Un fallimento che nemmeno le espressioni facciali di un bugiardo seriale come Putin possono più nascondere.

Marco Setaccioli

20,156 görüntüleme • 1 ay önce

Sarebbe interessante sapere dal direttore di Limesonline , Caracciolo, da dove prende questi suoi documenti segretissimi, tanto da non esserne a conoscenza nemmeno alla Difesa USA. Vediamo: Nel video, Caracciolo afferma che: “Le armi che abbiamo dato agli ucraini, in parte gli ucraini se le sono rivendute. Questo lo dicono gli stessi servizi americani.” Quindi fa due affermazioni forti: Una parte significativa delle armi occidentali sarebbe stata rivenduta dagli ucraini. Questo sarebbe scritto/ammesso dai servizi americani. Per una cosa del genere servono riferimenti precisi: nome del rapporto, data, pagina, frase. Cosa dicono davvero USA & “servizi” occidentali L’unico documento pubblico davvero rilevante è il fact sheet del Dipartimento di Stato USA: “U.S. Plan to Counter Illicit Diversion of Certain Advanced Conventional Weapons in Eastern Europe” (27 ottobre 2022) Lì si legge (riassumo): Finora, l’altissima domanda interna al fronte da parte delle forze ucraine impedisce la proliferazione sul mercato nero di armi tipo MANPADS e missili anticarro. Cioè esattamente il contrario di “se le sono rivendute”: gli americani dicono che per ora le armi servono così tanto al fronte che non stanno alimentando un mercato nero significativo. In più, lo stesso piano USA e gli accordi successivi (es. l’accordo di sicurezza USA–Ucraina del 13 giugno 2024) insistono su: tracciabilità, end-use monitoring, ispezioni, inventari, accesso ai depositi da parte di personale USA, ecc. Nessun documento pubblico di “servizi americani” afferma che “gli ucraini si rivendono le armi”. Cosa dicono gli studi indipendenti su traffico d’armi Global Initiative Against Transnational Organized Crime, rapporto 2024 “Smoke on the horizon – trends in arms trafficking from the conflict in Ukraine”: conclusione chiave: la profusione di armi illegali è per ora limitata all’interno dell’Ucraina; nessun episodio verificato di traffico organizzato di armi dall’Ucraina verso Paesi UE fino a inizio 2024. PDF: Ukrainian Center of Legal Studies, studio “Illicit Trafficking of Weapons during Russia’s War against Ukraine”: non trova prove di traffico internazionale su larga scala nel 2022–2023; cita esplicitamente il fact sheet USA che parla di domanda interna che ostacola il mercato nero; nota che UE (dichiarazione al Working Group on Firearms, Vienna 2023) non osserva traffico illecito su larga scala; conclude: “al momento non ci sono prove di commercio di armi letali occidentali da parte ucraina”. Testo: OCINDEX / Global Organized Crime Index 2025: ribadisce che, nonostante i timori, non c’è finora evidenza di traffico diffuso verso l’UE. Testo: Europol, Interpol & co.: allarme rischio, non “prova” di rivendita Interpol – Jürgen Stock (giugno 2022) ha lanciato un allarme di principio: come in ogni guerra, quando i combattimenti finiranno, una parte delle armi rischia di finire in mano criminale. Articolo del Guardian (riassunto) + altre testate: Ma Stock parla di rischio futuro e necessità di tracciamento, NON dice: “gli ucraini vendono le armi che gli diamo”. Europol coopera con l’Ucraina per mitigare i rischi di traffico d’armi e, dopo alcune dichiarazioni mal interpretate, ha precisato di non avere prove di un grande flusso di armi occidentali dal fronte ucraino verso l’UE nel 2022. Magari il dott. Andrea Salerno che vorrebbe una tv meno “falsa” potrebbe chiederglielo, visto che dalle sue trasmissioni, Otto e Mezzo , partono spesso affermazioni del genere.

Fabio Lazza

71,028 görüntüleme • 8 ay önce

Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

Savino Balzano

77,036 görüntüleme • 8 ay önce

IL FENOMENO, DILAGANTE IN EUROPA, DELLE MOLESTIE SESSUALI IN PISCINA. SUCCEDE MA NON SI PUÒ DIRE Da anni si registrano molestie e aggressioni sessuali nelle piscine pubbliche europee, ma quasi nessuno ne parla. Perché? Perché i responsabili sono immigrati provenienti da culture in cui la donna in costume è vista come “provocatoria” ed è diritto del maschio abusarla. In Germania, dopo il 2015, centinaia di episodi sono stati segnalati in città come Colonia, Berlino e Monaco. In Austria, a Vienna, un richiedente asilo iracheno ha violentato un bambino in una piscina pubblica. In Svezia, molte strutture hanno dovuto introdurre orari separati per uomini e donne. Ci adeguiamo alla sharia, insomma. In Francia, da Marsiglia a Parigi, gli episodi si ripetono e la sicurezza è ormai un’emergenza. (In questo video piscine pubbliche francesi). Le vittime sono quasi sempre adolescenti o donne giovani. Chi denuncia viene accusato di “discriminazione”. Ma la verità è un’altra: questa è la conseguenza di un multiculturalismo cieco e malato, che ha importato modelli culturali incompatibili con le libertà e con i valori occidentali. Difendere le nostre regole e pretendere che siano rispettate non è odio, non è razzismo, non è fascismo. È civiltà, è legalità, è democrazia. Chi viene in Europa deve adattarsi alle nostre leggi e ai nostri valori, non pretendere che siamo noi a cambiare e a rinunciare alla vita sicura e libera. MOVIMENTO DELLE BANDIERE 🇮🇹🇮🇹🇮🇹 📍Sabato 29 novembre, ore 15 📍Piazza San Babila, Milano Ci incontriamo in piazza ♥️

Azzurra Barbuto

70,507 görüntüleme • 9 ay önce