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Savino Balzano

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🎙: Passione per la radio. 📚: 'Romanzo Quirinale' per @PaperFirst 📰 SUBSTACK: https://t.co/RQNBUdVTq1

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Ieri ho trovato davvero sublime il discorso di Sergio #Mattarella, in occasione dell'incontro con la stampa. In un passaggio ha detto: «Lei ha menzionato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o piuttosto, per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne parte». Rispondeva alle parole del presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare. Capito cosa dice il capo dello Stato? Che lui non è parte del dibattito politico, che non entra nel merito del confronto tra le forze politiche: lui non ne è e non intende esserne parte. Magari! Tutto perfettamente coerente con l'immagine che la stampa, servile, gli tratteggia attorno: garante della Costituzione, arbitro imparziale, notaio della Repubblica, nonno d'Italia. Vi piacerebbe. Nello stesso discorso (ripeto: nello stesso discorso!) ecco alcuni passaggi molto succulenti: «Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». E, poco dopo: «L’abbandono dell’ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore. Va ripresa una seria e coraggiosa riflessione. Nel frattempo non si tratta di stare con le mani in mano in attesa del domani. È utile ricordare che, com’è noto, due esperienze di grande rilievo come l’Euro e Schengen – sottolineo: la moneta comune e la libera circolazione nella gran parte dei Paesi dell’Unione - sono nate nell’ambito del quadro giuridico attuale, come cooperazioni rafforzate; che si sono sempre più ampliate come partecipazione. Lei ha fatto cenno anche all’esigenza di un’efficace difesa comune europea. L’attitudine e la strategia che ho appena ricordato rende evidente che la sua realizzazione non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace». Dunque, un palese appoggio al voto a maggioranza in seno all'Unione Europea, alle cooperazioni rafforzate e al progetto della cosiddetta difesa comune. Il tutto dopo aver rifilato una bella sferzata a chi osa criticare il progetto unionale. Critiche che, se diventano oggetto di rimprovero da parte del #Quirinale, inevitabilmente finiscono per apparire meno legittime di altre posizioni. Vi torna? Alla faccia dell'arbitro! Ora, se io vi dicessi che questo è un discorso di Ursula von der Leyen, ci credereste? Potrebbe starci assolutamente. Se vi dicessi che queste parole sono di Macron? O di Enrico Letta? Di Gentiloni, magari, o di #Picierno, perché no? Possibile che qualcuno ancora non se ne accorga? È maledettamente evidente: il Presidente della Repubblica prova in tutti i modi ad apparire imparziale, ma non lo è affatto. A prescindere dal merito delle sue esternazioni (che, per inciso, ammetto di non condividere minimamente), qui il punto è chiaro e inequivocabile: Mattarella persegue una precisissima agenda politica, che è quella di Bruxelles, del riarmo, del pilota automatico, del vincolo esterno. Su questo, francamente, non mi sembrano esserci dubbi. Il punto, però, è istituzionale ed è pesantissimo. Insomma, #Calenda dice quello che gli pare, forte (verrebbe da dire debole) della sua legittimazione democratica: rappresenta i quattro gatti che lo votano. Così come #Renzi e #Marattin (il numero dei gatti cala rovinosamente), ad esempio. Sono politici e parlano ai loro elettorati (alle loro comitive, diciamo). Qui accade, viceversa, che chi dovrebbe rappresentare l'unità nazionale, fingendosi imparziale, prova a interferire sull'azione dei governi e spesso ci riesce benissimo, ma agisce privo di qualsiasi legittimazione democratica e popolare. Vi sta bene così? A me pare una questione piuttosto grave.

Ieri ho trovato davvero sublime il discorso di Sergio #Mattarella, in occasione dell'incontro con la stampa. In un passaggio ha detto: «Lei ha menzionato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o piuttosto, per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne parte». Rispondeva alle parole del presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare. Capito cosa dice il capo dello Stato? Che lui non è parte del dibattito politico, che non entra nel merito del confronto tra le forze politiche: lui non ne è e non intende esserne parte. Magari! Tutto perfettamente coerente con l'immagine che la stampa, servile, gli tratteggia attorno: garante della Costituzione, arbitro imparziale, notaio della Repubblica, nonno d'Italia. Vi piacerebbe. Nello stesso discorso (ripeto: nello stesso discorso!) ecco alcuni passaggi molto succulenti: «Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». E, poco dopo: «L’abbandono dell’ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore. Va ripresa una seria e coraggiosa riflessione. Nel frattempo non si tratta di stare con le mani in mano in attesa del domani. È utile ricordare che, com’è noto, due esperienze di grande rilievo come l’Euro e Schengen – sottolineo: la moneta comune e la libera circolazione nella gran parte dei Paesi dell’Unione - sono nate nell’ambito del quadro giuridico attuale, come cooperazioni rafforzate; che si sono sempre più ampliate come partecipazione. Lei ha fatto cenno anche all’esigenza di un’efficace difesa comune europea. L’attitudine e la strategia che ho appena ricordato rende evidente che la sua realizzazione non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace». Dunque, un palese appoggio al voto a maggioranza in seno all'Unione Europea, alle cooperazioni rafforzate e al progetto della cosiddetta difesa comune. Il tutto dopo aver rifilato una bella sferzata a chi osa criticare il progetto unionale. Critiche che, se diventano oggetto di rimprovero da parte del #Quirinale, inevitabilmente finiscono per apparire meno legittime di altre posizioni. Vi torna? Alla faccia dell'arbitro! Ora, se io vi dicessi che questo è un discorso di Ursula von der Leyen, ci credereste? Potrebbe starci assolutamente. Se vi dicessi che queste parole sono di Macron? O di Enrico Letta? Di Gentiloni, magari, o di #Picierno, perché no? Possibile che qualcuno ancora non se ne accorga? È maledettamente evidente: il Presidente della Repubblica prova in tutti i modi ad apparire imparziale, ma non lo è affatto. A prescindere dal merito delle sue esternazioni (che, per inciso, ammetto di non condividere minimamente), qui il punto è chiaro e inequivocabile: Mattarella persegue una precisissima agenda politica, che è quella di Bruxelles, del riarmo, del pilota automatico, del vincolo esterno. Su questo, francamente, non mi sembrano esserci dubbi. Il punto, però, è istituzionale ed è pesantissimo. Insomma, #Calenda dice quello che gli pare, forte (verrebbe da dire debole) della sua legittimazione democratica: rappresenta i quattro gatti che lo votano. Così come #Renzi e #Marattin (il numero dei gatti cala rovinosamente), ad esempio. Sono politici e parlano ai loro elettorati (alle loro comitive, diciamo). Qui accade, viceversa, che chi dovrebbe rappresentare l'unità nazionale, fingendosi imparziale, prova a interferire sull'azione dei governi e spesso ci riesce benissimo, ma agisce privo di qualsiasi legittimazione democratica e popolare. Vi sta bene così? A me pare una questione piuttosto grave.

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Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

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Panico alla #CasaBianca: #PaoloMieli ha tuonato ieri sera in diretta: «finchè c'è questa amministrazione non andrò mai più a un ricevimento per il 14 luglio all'ambasciata americana». #DonaldTrump ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano a #Washington per chiedere spiegazioni e pare che sia intercorsa anche una telefonata tra lo stesso #Trump e #Mieli. La posizione di quest'ultimo sembrerebbe irremovibile, nonostante il Presidente #USA abbia messo sul tavolo l'ipotesi di importanti forniture di ostriche e champagne. Niente, Paolo è proprio arrabbiato. A parte il lapsus sulla data (voleva dire il 4 luglio, evidentemente), credo che la dichiarazione rappresenti davvero la sublimazione di questa #sinistrucola salottiera: per loro, "resistenza" è non andare alle feste. «Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!»: alla lotta Paolo! Cin cin!

Panico alla #CasaBianca: #PaoloMieli ha tuonato ieri sera in diretta: «finchè c'è questa amministrazione non andrò mai più a un ricevimento per il 14 luglio all'ambasciata americana». #DonaldTrump ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano a #Washington per chiedere spiegazioni e pare che sia intercorsa anche una telefonata tra lo stesso #Trump e #Mieli. La posizione di quest'ultimo sembrerebbe irremovibile, nonostante il Presidente #USA abbia messo sul tavolo l'ipotesi di importanti forniture di ostriche e champagne. Niente, Paolo è proprio arrabbiato. A parte il lapsus sulla data (voleva dire il 4 luglio, evidentemente), credo che la dichiarazione rappresenti davvero la sublimazione di questa #sinistrucola salottiera: per loro, "resistenza" è non andare alle feste. «Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!»: alla lotta Paolo! Cin cin!

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Ieri sera, con incredibile candore, e senza alcuna reazione da parte di chi l'ascoltava, #Prodi ha confessato: ha espresso chiaramente la sua idea di #Europa o, meglio, la sua idea di #UE. Testualmente: «bisogna partire dall'accordo fra la #Francia e la #Germania con DIETRO l'#Italia: questa era l'europa quando funzionava. Se non è questo, è chiaro che non si riesca ad andare avanti». Fossi stato io a dialogarci, gli avrei domandato: - cosa intende con "dietro"? - cosa intende con "funzionare"? - cosa inende con "avanti"? Perché la questione è tutta qui: esiste una classe dirigente (di cui #RomanoProdi è espressione, ma non da solo: pensate a #Draghi che ieri sera Romano chiamava familiarmente e affettuosamente "Mario") che ritiene opportuno che il nostro Paese stia dietro ad alcuni altri. Tale posizionamento è utile al conseguimento di determinati obiettivi, a specifici "funzionamenti", che mandino "avanti" qualcuno che non siamo noi (noi restiamo, appunto, dietro). È un preciso approccio culturale prima che politico: a volerlo pensare in buonafede (e ce ne vuole, a mio avviso) quantomeno nutre una visione diffidente nei confronti del suo stesso Paese, non ci crede. A voler essere malfidati, invece, basterebbe ricordare (ancora una volta!) quello che ci promise: «Con l’#euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più». Di cosa abbiamo veramente bisogno? di chi? Dobbiamo affidarci agli uomini che rappresentano questa Europa in Italia? mi riferisco ai Prodi, ai #MarioDraghi, ai #Monti? o sperare finalmente di sganciarci da un apparato istituzionale, che fino a oggi ci ha asfissiato, sperando ti tornare a respirare aria fresca? Io non avrei alcun dubbio. Intanto, complimenti ancora a #Formigli per l'intervista a schiena dritta: l'ha messo veramente alle corte, un dialogo severo e spietato. Da un momento all'altro mi aspettavo gli domandasse qualcosa tipo: «Presidente, ha mai pensato di rimettersi in gioco, di scendere nuovamente in campo? avremmo tanto tanto bisogno di lei...».

Ieri sera, con incredibile candore, e senza alcuna reazione da parte di chi l'ascoltava, #Prodi ha confessato: ha espresso chiaramente la sua idea di #Europa o, meglio, la sua idea di #UE. Testualmente: «bisogna partire dall'accordo fra la #Francia e la #Germania con DIETRO l'#Italia: questa era l'europa quando funzionava. Se non è questo, è chiaro che non si riesca ad andare avanti». Fossi stato io a dialogarci, gli avrei domandato: - cosa intende con "dietro"? - cosa intende con "funzionare"? - cosa inende con "avanti"? Perché la questione è tutta qui: esiste una classe dirigente (di cui #RomanoProdi è espressione, ma non da solo: pensate a #Draghi che ieri sera Romano chiamava familiarmente e affettuosamente "Mario") che ritiene opportuno che il nostro Paese stia dietro ad alcuni altri. Tale posizionamento è utile al conseguimento di determinati obiettivi, a specifici "funzionamenti", che mandino "avanti" qualcuno che non siamo noi (noi restiamo, appunto, dietro). È un preciso approccio culturale prima che politico: a volerlo pensare in buonafede (e ce ne vuole, a mio avviso) quantomeno nutre una visione diffidente nei confronti del suo stesso Paese, non ci crede. A voler essere malfidati, invece, basterebbe ricordare (ancora una volta!) quello che ci promise: «Con l’#euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più». Di cosa abbiamo veramente bisogno? di chi? Dobbiamo affidarci agli uomini che rappresentano questa Europa in Italia? mi riferisco ai Prodi, ai #MarioDraghi, ai #Monti? o sperare finalmente di sganciarci da un apparato istituzionale, che fino a oggi ci ha asfissiato, sperando ti tornare a respirare aria fresca? Io non avrei alcun dubbio. Intanto, complimenti ancora a #Formigli per l'intervista a schiena dritta: l'ha messo veramente alle corte, un dialogo severo e spietato. Da un momento all'altro mi aspettavo gli domandasse qualcosa tipo: «Presidente, ha mai pensato di rimettersi in gioco, di scendere nuovamente in campo? avremmo tanto tanto bisogno di lei...».

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Non lasciatemi da solo: se lo faccio io, lo potete fare anche voi. Urlatelo insieme a me. #Mattarella non è infallibile, non è il Messia, non è il figlio di Dio: non è stato scelto per intercessione dello Spirito Santo in Parlamento. La seduta comune non è il Conclave. È ora di smetterla con questo servilismo, con questa accondiscendenza totale. Datemi una mano a sostenerlo e lo faccia anche il Governo (questo e i futuri!), alzi la voce, si ribelli una buona volta: sono decenni che il #Quirinale impone un'agenda agli esecutivi, osa financo dire di no a candidati ministri per le loro idee politiche, pretende di condurre la politica estera, addirittura di dettare le regole in quella economica. Non è compito suo. Questa vicenda della grazia è surreale: quando si è trattato della #Minetti, il Colle si è defilato, scaricando la responsabilità sul Ministro della Giustizia. Adesso che questi, per #Roggero, nel pieno delle sue prerogative, ha avviato un'istruttoria che comunque sarebbe stata sottoposta al vaglio di Mattarella, quest'ultimo reagisce tanto scompostamente. Questa incoerenza è grande come un palazzo, come un grattacielo: lo sanno tutti, lo vedono tutti, ma tutti tacciono, impauriti. Se soltanto avessimo un'informazione appena decente, il doppiopesismo del Presidente della Repubblica sarebbe immediatamente esposto al pubblico e ridimensionato. Questo non è possibile per la complicità di chi dovrebbe fare informazione e invece fa solo squallida propaganda. Basta! Alziamo la voce, facciamolo tutti insieme. Continuiamo a rispettare il Capo dello Stato, ma pretendiamo da lui lo stesso rispetto: rispetti, quantomeno, la nostra intelligenza. Ringrazio chi sta leggendo e commentando il mio #RomanzoQuirinale, edito da Paper First: nonostante la totale indifferenza dei grandi media, il libro continua ad andare molto bene. Segno che la gente non è affatto inebetita ed è stufa di essere sottovalutata.

Savino Balzano

34,705 görüntüleme • 1 ay önce

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È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.

Savino Balzano

114,829 görüntüleme • 1 yıl önce

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Il sindaco di #Bologna, Matteo #Lepore, è politicamente responsabile della devastazione della sua città ed è politicamente responsabile dei feriti che si sono registrati. Dovrebbe vergognarsi. Anche dimettersi. Indire una manifestazione col corpo ancora caldo di Abderrahim #Fakir è stata una squallida mossa di speculazione politica, vero e proprio sciacallaggio. Così come lo è stato, da parte di qualche giornalista, provare ad addossare addirittura le responsabilità al governo. Lo dico col massimo rispetto per le famiglie delle vittime, ma ho trovato nauseante anche l'accostamento con i casi #Aldrovandi e #Cucchi, che con questa vicenda non c'entrano assolutamente nulla. Qualche genio ha persino tirato in ballo il G8 di Genova. Andasse da uno bravo. Ma come si permette, il sindaco Lepore, di convocare la cittadinanza in piazza per chiedere giustizia? Come osa? Non sa assolutamente nulla di quanto accaduto e, nonostante questo, prova subdolamente ad alimentare dei sospetti. E poi, perché chiedere giustizia in piazza? Cosa gli faceva ritenere che fosse necessario invocare giustizia in una manifestazione? Temeva insabbiamenti? Depistaggi? Lo dica! Oppure è abitudine del sindaco Lepore chiedere giustizia per ogni avvenimento che si verifica nella sua città? È una vergogna e mi spiace per i boccaloni che sono scesi in piazza: ci siete cascati con tutte le scarpe. Vi siete fatti strumentalizzare come dei polli. Questa è la verità. E non si tiri in ballo nemmeno la vicenda di #Rogoredo. La difesa del poliziotto deviato, di quel criminale in divisa, scattò come reazione vincolare a ciò che si prova sempre a fare in questi casi: gettare sterco su chi indossa una divisa. Aspettiamo di capire cosa è accaduto davvero, poi si vedrà.

Savino Balzano

15,076 görüntüleme • 1 ay önce