Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e... propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.show more

Savino Balzano
77,036 просмотров • 8 месяцев назад
Nel trasferirmi per un po’ solo su Instagram lascio... alcune riflessioni. La prima è che ancora nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla. Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare. Perfino la povera Cantone aveva pregressi dolorosi. In questo caso specifico, poi, si continua a parlare di gogna e valanghe di commenti, ma è semplicemente falso. C’erano pochi commenti, oggi forse sul mio fb (in cui avevo solo condiviso il post di Lorenzo) ne vedete di più perché sono quasi tutti insulti. A noi. Ed è falso che la signora sia stata aggredita o manganellata, basta leggere la manciata di post. Per inciso, se stabiliamo che i social sono cattivi per i commenti che innescano, mi chiedo: voi li avete mai letti i commenti sotto repubblica o corriere o qualsiasi sito? Ogni volta che qualche sito dedica un articolo a me, spesso stravolgendo parole per farmi sembrare Belzebù, sotto ci sono talmente tanti insulti che se fossi fragile sarei da tempo in una clinica psichiatrica. Ad essere ottimisti. Nessuno filtra o cancella. Io, per dire, nei limiti del possibile lo faccio. Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse? Infine. Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?show more

Selvaggia Lucarelli
533,024 просмотров • 2 лет назад
1) Dondoni, che non ha neppure più il famoso... tesserino da giornalista (anzi, mi dicono sia rientrato come pubblicista, ma non potrebbe fare pubblicità comunque) per fare le televendite di Dyson, chiama “polemista” chi dice che una canzone non gli è piaciuta, non si capisce bene perché. Dovrebbe essere anche il suo mestiere raccontare cosa gli piace e cosa no. Dovrebbe. 2) che la melodia sia bella e non si può discutere l’ha deciso lui, tra una passata di aspirapolvere e una promozione più che sospetta a un cantante in particolare a Sanremo. A molti non è piaciuta, come è normale che sia. 3) si parla di me e non devo essere nominata se non come “giornalista scomoda del dopo festival”. 4) questa difesa di Cristicchi a reti Rai unificate da giorni e dal giornalismo di destra è ormai la prova che non si sta difendendo una canzone ma un cantante che ha portato le foibe a teatro, contrario alla GPA e molto caro a pro vita, Pillon e via dicendo. E pensare che io ho detto che la canzone non mi piaceva senza manco conoscere tutti questi particolari.show more

Selvaggia Lucarelli
56,260 просмотров • 1 год назад
#Garlasco il generale #Garofano, ora meglio noto come #Crisantemo,... ci spiega il comma 22 in tutta la sua pragmatica sintesi. dunque vediamo. gli unici che hanno visto le foto "raccapriccianti" sul pc di #Stasi sono i giudici...che lo hanno, appunto, assolto dall'accusa di detenzione di materiale pedopornografico. epperò ora "infatti lo stanno appurando". ...i giudici... eccerto, ora sono i "giudici che indagano", giusto... ma a parte questo: dove come e quando starebbero appurando non è dato sapere visto che il processo si è concluso a marzo 2014, Stasi ne è uscito assolto, e per il sacro principio giuridico del "ne bis in idem", che evidentemente l'esimio ufficiale in pensione ignora, Stasi non potrebbe essere mai più nemmeno processato per quello stesso reato. non so voi ma io ne ho le @@ piene di farmi perculare da gente che va in tv a pontificare urbi et orbi (e probabilmente dietro lauto compenso) e che, forse, avrebbe davvero bisogno di farsi un giro su youporn.show more

Dave Pollak ᓚᘏᗢ 🇧🇹
15,955 просмотров • 6 месяцев назад
Per quanto riguarda l'incursione dei ragazzi di PaP alla... manifestazione del campo santo a Napoli, vi ho già detto come la penso: che il campo largo, ovvero il PD, non sia neanche lontanamente un'opzione, non ci piove. Ma che un gruppetto di ragazzi che da 10 anni non ha prodotto un cazzo in politica, si permetta di andare ad interrompere le iniziative altrui, a strappare le bandiere degli altri, a fare gli inutili provocatori funzionali al Sistema, mi pare roba da lasciare a quella massa informe e nauseabonda che fa il tifo per Vannacci. Io non prendo "lezioni di sinistra" da un gruppo di ragazzini o da qualche eremita che predica rinchiuso in una riserva indiana con la maglietta del Che, ma con gli stessi paletti mentali di un ex-generale che parla di "decima mas". Ergo, prenderò in prestito le parole di Andrea Scanzi per chiudere la questione una volta per tutte, nel modo più chiaro e trasparente possibile:show more

IL CATTIVO®
11,889 просмотров • 1 месяц назад
A chi strilla che il Governo italiano non ha... mosso un dito per la Palestina, ricordo che: • l'Italia e' stato il primo paese per aiuti umanitari nella striscia di Gaza • abbiamo curato piu' di 200 bambini e accolto oltre 1.200 persone • spedito 300 tonnellate di aiuti alimentari e sanitari • inviato una nave militare-ospedale per curare i feriti in loco e inviato altre navi per scortare gli Italiani imbarcati nella flotilla. Chiedo quale altra nazione abbia fatto altrettanto. A chi ci dice che non abbiamo preso una posizione politica chiara e che saremmo "complici del genocidio" e che avremmo "le mani sporche di sangue", aizzando così in maniera irresponsabile matti e delinquenti, ricordo che la proposta del governo italiano di risoluzione del conflitto tra Israele ed Hamas (alla base della proposta di pace di Trump) consiste in: • liberazione della striscia di Gaza dalla presenza di Hamas • riconsegna delle armi • un piano per la ricostruzione della Palestina • l'impegno di Israele a ritirarsi da Gaza • rilascio immediato degli ostaggi • amnistia per i membri di Hamas che desisteranno e collaboreranno in questo percorso • governo tecnico palestinese, con una riforma dell'Autorita' nazionale palestinese che permetta davvero di riprendere il governo della striscia e costruire un percorso di autodeterminazione di quel popolo • l'impegno di Israele a non annettere ne' Gaza ne' la Cisgiordania. Questo è quello che abbiamo fatto e che proponiamo noi. Questa proposta non piace guarda caso ad Hamas e all'ala più dura del governo israeliano. Purtroppo non piace neppure a pd, m5s e avs che oggi in Aula non ce l'hanno votata, chissà perchè. L'opposizione, la cgil e i centri sociali che cosa vogliono? Che le nostre navi sfondino il blocco navale israeliano e che ci facciano entrare in guerra? E dal momento in cui non dovessimo obbedire a tali diktat, minacciano di spaccare e bloccare tutto. Vi è chiaro adesso il ricatto al popolo e al governo italiano? D'altra parte, che fosse una iniziativa politica violenta e non umanitaria noi lo avevamo capito già da tempo, ma oggi un parlamentare dei 5 stelle ce lo ha detto in faccia. Rispetto per chi, in buona fede e per empatia nei confronti dei palestinesi ha manifestato pacificamente negli ultimi giorni, ma la realtà è questa. Mi auguro che la sinistra adesso la smetta, perchè quando si appicca un incendio non si sa mai come andrà a finire e se si riuscirà a spegnerlo.show more

Rossano Sasso
19,939 просмотров • 11 месяцев назад
In tanti stanno raccontando di come sia stata censurata... la scritta “LIBERTÀ” che doveva apparire in Tribuna Tevere prima del fischio d’inizio di Lazio-Milan, in molti sostengono di aver ricevuto anche minacce. Stupisce che un senatore della Repubblica abbia paura della parola “LIBERTÀ”. Purtroppo però rientra tutto nello stesso modus operandi di silenziare qualsiasi forma di protesta pacifica ed educata nei confronti della società. È successo a tante iniziative in passato, è successo anche alla Lettera al presidente Lotito che abbiamo scritto con alberto ciapparoni. Se l’attuale gestione ha potuto fare quello che voleva contro i laziali in questi 22 anni è anche per questo, e per la complicità di tanti giornalisti e comunicatori che si definiscono “laziali”. Non bisogna fermarsi ora e, visto che lo stadio continuerà a essere vuoto, spero che qualcuno abbia voglia di organizzare una manifestazione per far capire alle istituzioni che il tifoso della Lazio non ne può più. Sono certo che l’adesione sarebbe di massa e che i tanti personaggi pubblici laziali non si tirerebbero indietro.show more

Federico Marconi
27,453 просмотров • 5 месяцев назад
Sia chiaro a tutti: non ho alcuna intenzione di... spendere una sola parola sul personaggio. È la brutta copia di un altro, che peraltro ai miei occhi bello non è. La bella copia ha quattro voti in croce, questo un decimo di quelli. Insomma: se ordini Renzi su Shein, ti arriva questo qua. E abbiamo detto tutto. No, è sulle parole che voglio concentrarmi: «Evviva Dio #Mattarella». Secondo voi, in quale democrazia seria ci si rivolgerebbe con questo tono al capo dello Stato? Ma dove succedono cose di questo tipo? Succedono, magari, in quei Paesi che tanto vengono criticati dalle nostre parti, soprattutto da coloro che vedono nel Presidente una divinità: Corea del Nord, Iran. E forse nemmeno da quelle parti. Da dove deriva questo timore reverenziale nei confronti del #Quirinale? Abbiamo il dovere di domandarcelo, perché se non lo facciamo non comprendiamo a fondo come funzionano gli ingranaggi della nostra pseudodemocrazia, del nostro protettorato, della nostra colonia. In parte è leccaculismo: il Presidente della Repubblica, a dispetto della fessa narrazione del «garante della Costituzione», ha fattualmente poteri enormi, soprattutto se vi fa ricorso con spregiudicatezza, come Mattarella e Napolitano, a dispetto della maschera da nonno sommesso della Repubblica. D'altra parte, soprattutto dalla sponda della politica, è ben noto che si debba passare dal Colle e che, comunque, il Presidente possa diventare una spina nel fianco, dolorosa più che fastidiosa. Ne sanno qualcosa quelli che dal Quirinale sono stati disarcionati, come pure gli improbabili personaggi che dal Capo dello Stato sono stati messi comodamente in sella. Insomma, parafrasando il poeta: Mattarella po' esse' ferro e po' esse' piuma. Di solito si intenerisce dinanzi agli occhioni dolci di Von der Leyen, della sua banda di tecnocrati o di chi sostiene il riarmo nel PD e in FI (che poi sono la stessa cosa). L'informazione dipende dalla politica e la politica dipende dall'informazione (si legga: propaganda). E dunque il sistema, autoalimentandosi, si prostra ai piedi del Presidente della Repubblica, perdendo ogni dignità e costringendoci ad arricciare le labbra quasi con disgusto. Ed è così che si scava lo iato, la cesura, il fossato tra ciò che è narrato ricorrendo a fiabe ridicole e grottesche e la realtà, fatta di sentito, di sentimenti veri, palpitanti nell'animo del popolo. Questo ho cercato di raccontare nel mio #RomanzoQuirinale, edito da Paper First e già più volte in ristampa. La gente non se la beve, pensa con la propria testa, istintivamente capisce dove sta la verità: ed ecco che diventa cattiva, descritta come ignorante, berciante, periferica, suburbana, triviale da pelatoni che indossano occhiali improbabili. Ma i veri mostri, politicamente, sono loro.show more

Savino Balzano
18,020 просмотров • 3 дней назад
C’è una cosa molto italiana, e dunque molto pericolosa:... cambiare ciò che funziona. La patriota Giorgia Meloni, quella che dovrebbe difendere l’interesse nazionale, starebbe pensando di cacciare Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo. Non un dirigente qualsiasi, ma l’amministratore delegato della più grande azienda della difesa italiana. Uno che, nel frattempo, ha fatto solo una cosa: portare risultati. Ricavi a 19,5 miliardi. Utile a 1,3 miliardi. Ordini a 46 miliardi. Migliaia di assunzioni. Titolo in Borsa triplicato. Insomma, un disastro. Perché in Italia funziona così: se vai male, resti. Se vai bene, diventi un problema. E infatti il problema di Cingolani pare essere uno solo: non è abbastanza politico. Tradotto: non è abbastanza obbediente. Ha fatto accordi internazionali, ha spinto sull’innovazione, ha costruito una strategia industriale. Peggio ancora, lo ha fatto senza chiedere il permesso ogni cinque minuti. Un atteggiamento intollerabile in un Paese dove il merito è sempre sospetto e l’autonomia è considerata una provocazione. Del resto, parliamo dello stesso governo che ha difeso fino all’inverosimile Andrea Delmastro e Daniela Santanchè. Lì sì che la fedeltà è diventata un valore assoluto, blindato, intoccabile. Non importano le polemiche, le figuracce, i problemi: avanti tutta, per principio. Qui invece accade il contrario: un manager che funziona, che produce risultati, che fa crescere un’azienda strategica, diventa improvvisamente sostituibile. Fedeltà premiata. Competenza sospetta. Nel frattempo il ministro Adolfo Urso osserva. Da lontano. Come fa con l’industria italiana, del resto. Poi ci sono i mercati, che non votano ma giudicano. E infatti alla sola voce di sostituzione il titolo crolla: meno 8% in un giorno. Gli analisti parlano di “ingerenza politica”, di rischio instabilità. Ma tranquilli: a Palazzo Chigi hanno sicuramente un piano migliore. Magari segreto. Talmente segreto che non esiste.show more

Davide Faraone
43,409 просмотров • 4 месяцев назад
Ahahahahaha, Dio aiutalo Tu! Dagli almeno un talento, perché... questo ragazzo è davvero un buono a nulla, non riesce neanche a svolgere la sua professione come si deve! 😂 Un talento però ce l’ha davvero,quello di trasformare tutto ciò che tocca in imbarazzo universale! 😂 E forse un altro pure, quello del tentatore/corteggiatore! Quindi proporrei a Santa Maria De Filippi di riprenderselo, visto che quella è l’unica mansione che gli riesce bene. Ah no, giusto, anche lì è stato radiato per aver preso in giro una ragazza che corteggiava, mentre stava con un’altra di nascosto, ed era andato a U&D solo per sistemarsi economicamente! 😂🤦♀️ A parte i perculi che gli faccio, ma davvero è scarso a pallavolo! è proprio fuori forma! Se invece di fare il mantenuto di Helena tutta l’estate a scrocco si fosse messo sotto ad allenarsi come si deve, oggi non saremmo qui a percularlo e commentare le sue papere! 😂🫠😭 #zelena #helenersbr #heleners #zeudinersshow more

PANDA THE VILLAIN 🦹🏾♀️ 🐼
75,185 просмотров • 11 месяцев назад
Sta crollando tutto e credono di tenere insieme il... muro che viene giù rafforzandolo con la melassa. Senza manco capire che oramai la melassa genera disgusto, vomito. A quel giullare del potere che è Benigni bisogna ricordare che la UE, quella reale e non quella dei suoi deliri, ha significato: 1) compressione salariale (ammesso dallo stesso Draghi) 2) smantellamento dello stato sociale, dei diritti alla salute, del lavoro. 3) soppressione della sovranità popolare, dato che la UE è servita a spostare le decisioni importanti verso centri sottratti al controllo democratico 4) svuotamento della democrazia, dato che tutte le decisioni erano prese altrove, e qualsiasi governo eletto si doveva muovere entro quelle coordinate (vi ricordate quei vermi cge giustificavano tutto con "ce lo chiede l'Europa"?) 5) crimini contro l'umanità in Grecia, perché tre lire non si potevano tirare fuori, mentre ora scopriamo che fare un baratro di debiti per favorire l'industria delle armi e salvare l'industria tedesca di può fare Ora ve ne venite fuori con quel guitto, o con discussioni su Ventotene. Ma lo avete letto? Un insieme di chiacchiere che mai nessuno ha preso sul serio, dato che la UE, nei suoi trattati fondativi, delinea una direzione opposta. Idee confuse, buone per fare propaganda, ma che si disfano non appena devi fare i conti con la realtà, con le differenze di cultura, di interessi, di tradizioni. Un manifesto che ignora del tutto la discussione sull'Europa che già all'epoca era ricca, sul rapporto tra culture nazionali e identità europea, sugli strati che compongono la storia dell'Europa. Si potrebbe parlare di quel manifesto, non con coloro che ne fanno un feticcio, quelli gne gne, oddio contessa, critica Spinelli. E chi è Spinelli? Mose? Perché lo hanno imbalsamato e trasformato in Mose', solo che le acque non si aprono e manna dal cielo non ne è venuta. Si potrebbe discutere, lo si faccia senza le regole celebrative, salottiere, da perditempo e da signora la contessa. Ma in fondo sarebbe del tutto inutile, è tempo perso, perché mai nessuno ha preso sul serio Spinelli. Spinelli e' sempre stato e sempre sarà un'arma di distrazione di massa. Serve a parlare del sesso degli angeli per non parlare della realtà. Qualcuno crede che Ursula bomber leyen lo abbia letto? Forse neanche sentito mai nominare. Il manifesto di Ventotene è un nulla che serve solo come foglia di fico per non parlare delle politiche antidemocratiche e antipopolari che hanno caratterizzato trent'anni di UE. Destra e sinistra ci costringono a parlare del nulla per non parlare della realtà, di un'Europa al servizio delle banche, vi ricordate Draghi? Spinelli serve alla Meloni come serve a Fornaro: un'evasione nel mondo delle ideologie, per coprire quello che sta accadendo. Parliamo di un manifesto di cent'anni fa per non parlare delle sfide attuali. Il guitto Benigni serve a questo: a nascondere la realtà sotto una massa di retorica. Il potere sta perdendo la testa, capisce che sta crollando tutto, e allora ha scatenato una guerra di propaganda che manco le SS. Tutto inutile, perché, signori, siamo al capolinea e tra poco si scende. Il castello sta crollando perché i costruttori erano pessimi, perché l'edificio è senza fondamenta. Perché la UE nasce come tentativo di cancellare l'Europa, i suoi strati, le sue radici, le sue differenze, la sua ricchezze, per annullare la tradizione Europea. E noi, eredi dell'Europa e della sua cultura, difendiamo l'Europa contro quella macchina per fare il vuoto che è la UE. - Vincenzo Costashow more

Sabrina F.
19,523 просмотров • 1 год назад
Oggi Ursula von der Leyen ci fa sapere che... per coprire i debiti dell'Ucraina, servono ben 70 miliardi di euro ora e altri 64 nel 2027. Ehi, tu che paghi già bollette assurde e non arrivi alla fine del mese: indovina chi pagherà il conto? Hai indovinato: tu, le tue tasse. Perché "paga l'Europa" significa che pagano solo 10 Paesi su 27 (gli altri i soldi dalla Ue li prendono, non li danno, e "casualmente" sono proprio i più guerrafondai) e l'Italia è nei primi 4 come contribuzione (come la Francia, che però venderà armi che pagheremo noi). E se speri negli asset russi anche peggio: toccare le risorse di un Paese extraeuropeo significa distruggere la credibilità della Ue agli occhi del resto del mondo, che rappresenta il 78% del Pil mondiale. Nessuno investirà più in Europa per paura che un giorno le sue ricchezze possano essere saccheggiate. Si paventa un futuro buio per i nostri figli, perché miseria e fame portano al fiorire della criminialità e della violenza. L'impero è prossimo alla caduta: svegliamoci prima che il processo sia irreversibileshow more

Notizie al contrario
26,954 просмотров • 9 месяцев назад
Svegliatevi. Calciopoli non è stata la favola morale che... qualcuno continua a raccontarsi: tutte le società coinvolte hanno agito per i propri interessi — Juventus, Milan, Fiorentina, Roma, Lazio e via dicendo. Tutte. Tranne una, che non solo è uscita immacolata, ma è stata addirittura premiata con uno scudetto a tavolino mentre manovrava il sistema da dietro le quinte. La Juventus ha sbagliato, e infatti ha pagato. Il punto non è negare gli errori: il punto è la disparità di trattamento. Se chi commetteva le stesse identiche pratiche viene premiato invece che punito, allora non si parla più di giustizia sportiva, ma di una farsa. Ed è esattamente questo che gli juventini reclamano: non il ruolo di vittime, ma la fine di una narrazione ipocrita. Calciopoli è stata l’occasione perfetta per eliminare dal campo la squadra più forte — insieme al Milan — e spianare la strada a chi, nonostante miliardi di lire spesi ogni anno, collezionava figuracce contro le neopromosse. L’Inter dell’epoca non perdeva per colpa della Juventus: perdeva perché non era all’altezza. Punto. Ora basta favole. È tempo di guardare in faccia ciò che è realmente accaduto. #MilanParma #AtalantaNapoli #JuveComo #InterJuventusshow more

L’Epicureo
13,249 просмотров • 6 месяцев назад
Sono sufficientemente amico dell’Ucraina per non rischiare di essere... frainteso quando scrivo di essere tra i tanti che non concordano con la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della difesa. Ho profondo rispetto per le dinamiche politiche interne di un paese sovrano, ma ritengo che questa mossa, compiuta nell’ambito di un rimpasto probabilmente necessario, rischi di causare più problemi di quanti ne risolva e di risultare incomprensibile al popolo, che, infatti, si sta già mobilitando. Si sa che all’origine dell’avvicendamento c’è lo scontro tra lo stesso Fedorov ed il Comandante in capo Oleksandr Syrsky e che gran parte delle questioni ruotano attorno alle commesse della Difesa, a loro volta collegate a due diverse concezioni della guerra. Facendo tesoro della sua esperienza da Ministro per l’Innovazione tecnologica, Fedorov ha premuto per un approccio asimmetrico e digitale. La sua filosofia parte dalla constatazione che con il costo di un singolo proiettile d'artiglieria tradizionale si possono acquistare 10 droni FPV ad alta precisione. Ha quindi spinto massicciamente per deviare fondi verso la produzione domestica di droni, guerra elettronica (EW) e software di tracciamento dati. Ha anche creato un "marketplace" digitale (DOT-Chain) dove le brigate al fronte possono ordinare direttamente i droni di cui hanno bisogno in base all'efficacia reale registrata sul campo (attraverso piattaforme di tracciamento dati come DELTA). Questo elimina la burocrazia centrale e premia i produttori ucraini più innovativi, un sistema che ha stimolato lo sviluppo tecnologico, fatto nascere centinaia di start-up e assicurato all’Ucraina un primato assoluto nel settore. Syrsky e lo Stato Maggiore ritengono che, per quanto utili, i droni non possano sostituire la potenza di fuoco pesante e la tenuta della linea di fronte che solo l'artiglieria convenzionale e i sistemi missilistici pesanti possono garantire. Va da sé che Fedorov, centralizzando presso il Ministero gli acquisti, ha sottratto ricchi appalti ad imprese storicamente vicine all’apparato militare, ma ha anche puntato tutto sulla trasparenza dei conti e sulla tracciabilità dei flussi, sbloccando fondi per 60 miliardi di grivne e diventando per questo estremamente popolare sia in patria che tra gli alleati. Fedorov era la migliore garanzia sia per i governi nazionali sia per l’UE del corretto impiego dei fondi per la difesa. Come ho scritto in un recente post, pubblicando questa stessa foto, Fedorov ha riscritto le regole della guerra. E aggiungo che è diventato anche per questo uno dei volti internazionali di un’Ucraina che vuole guardare avanti, al futuro, all’innovazione, alla trasparenza e al merito. Ha semmai commesso l’errore di sottovalutare il peso ineludibile che in un paese in guerra hanno le forze armate. Qualcosa si sta muovendo. Già ieri sera sparuti gruppi di manifestanti sono scesi in strada per contestare la scelta di Zelensky, come in una democrazia sana è giusto che accada e personalmente mi auguro di rivedere le piazze piene di gente con cartelli in mano che ricordino sempre a chi governa che il potere appartiene al popolo e che nell’interesse del popolo ogni decisione deve essere presa. Chiudo questo post con WE WILL WIN. Non perché sia necessariamente in tema, ma perché è quello che, come si vede da questo breve video, Fedorov ha scritto sulla mia bandiera. #SlavaUkraïnishow more

Marco Setaccioli
22,160 просмотров • 1 месяц назад
"Oggi cade una torre dell’illegalità. Palazzo Fienga, confiscato alla... camorra, non sarà più un simbolo di paura, ma l’inizio di uno spazio restituito ai cittadini di #TorreAnnunziata. Per anni, quell’edificio è apparso come un presidio del potere criminale sul territorio. Oggi quella torre cade. Demolita da uomini e mezzi dell’#Esercito Italiano, che hanno iniziato oggi l'attività in piena sinergia con le altre Istituzioni e le autorità competenti. Un impegno che racconta il ruolo della #Difesa: essere al servizio del Paese e a sostegno ai cittadini, sempre. Perché la legalità non è solo un principio da difendere, ma una realtà da costruire insieme". Così il Ministro Guido Crosettoshow more

Ministero Difesa
12,863 просмотров • 4 месяцев назад
🤦♂️"Era una azione veloce, forse poteva stare un passo... in avanti, ma siamo sempre lì. Parliamo della bellezza del calcio che riguarda anche l'opinabilità di una decisione arbitrale" Così il Presidente dell' A.I.A. Antonio #Zappi L'assurdità di queste dichiarazioni è preoccupante, soprattutto perché pronunciate da un rappresentante delle istituzioni calcistiche. A queste figure, ben retribuite e senza esperienza imprenditoriale, sfugge il fatto che il calcio, con i suoi alti costi di mantenimento, esponga già gli investitori a rischi non presenti in altri settori. Un palo/rete o palo/fuori, è già un'incognita di per sé ingestibile e potenzialmente economicamente lesiva, dato che potrebbe portare o meno al raggiungimento di un obiettivo sportivo, per non parlare degli infortuni, anch'essi imprevedibili e sempre dietro l'angolo. Se aggiungiamo l'incognita dell'opinabilità su casi così evidenti, con le sue molteplici letture, gli investimenti sopracitati entrano della sfera dell'alto rischio, fattore che allontana progettualità e costruzione. Non posso credere che viga una miopia così evidente in un mondo che sposta così tanti milioni. Ringrazio Martin Sartorio e calciomercato.it per il video.show more

Alessandro Jacobone - Milanisti NE
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🚨🚨🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Buonanotte o buongiorno a tutti. Già lo sapete:... quando il tipo di saluto è incerto, significa che la notte non ha portato consigli, ma nuovi pensieri. Ieri sera, nell’imminenza di un attacco annunciato - quello anticipato dal presidente Donald Trump - ci eravamo lasciati con tre domande. Vi avevo detto: le risposte che riceveremo chiariranno la futura traiettoria del Medio Oriente. Poche ore e una notte dopo: è successo. La notizia è che i protagonisti hanno scelto chiaramente la strada dell’escalation. Il primo quesito era il seguente: che tipo di attacco lanceranno gli americani? Dimostrativo o su larga scala? Prima risposta: si può dire abbiamo scelto una via di mezzo, mettendo nel mirino 20 obiettivi, perlopiù composti da batterie di difesa aerea e sistemi radar intorno allo Stretto di Hormuz. Proprio là dove è stato abbattuto dagli iraniani un elicottero d’attacco Apache. Cos’abbiamo qui? Una risposta professionale, attentamente calibrata, volta a ripristinare deterrenza senza causare un’intensificazione della guerra. Questo è ciò che dice il manuale. Ma il manuale contro i terroristi, contro i regimi animati da una forte ideologia, può essere smentito facilmente. Perché? Per capire bisogna arrivare alla seconda domanda: gli iraniani accetteranno di subire l’attacco statunitense, interpretandolo come un “pari e patta” o incendieranno la regione prendendo di mira gli Alleati e gli interessi americani nella regione? Quanto sta accadendo in questi minuti è molto chiaro: Kuwait, Bahrein, Giordania sono sotto attacco da parte della Repubblica Islamica. Fra i bersagli ci sono le basi aeree e navali americane in Medio Oriente incluso il quartier generale della Quinta Flotta della Marina in Bahrein e la Muwaffaq Salti Air Base in Giordania. Attenzione: i Guardiani della Rivoluzione sostengono di aver colpito 21 obiettivi. Perché è importante? Perché chiarisce il punto di vista di Teheran sotto il “nuovo” corso a guida pasdraran. In passato la Repubblica Islamica si sarebbe riservato il diritto di esercitare una rappresaglia “nei tempi e nei modi di nostra scelta”. Quante volte avete trovato una formula del genere? Quante volte poi non è successo niente? Oggi l’Iran non dimostra soltanto idee chiare e massima prontezza militare, ma anche spregiudicatezza. E lo fa scegliendo di assestare, simbolicamente, un colpo in più di quelli ricevuti. Per spiegarvi il significato di una mossa del genere utilizzo una metafora ciclistica. Siamo in salita: due corridori in fuga davanti a tutti. Uno prende l’iniziativa e attacca a ripetizione, deciso a fare il vuoto alle sue spalle. Ma l’altro, per quanto allo stremo, non si limita a stare a ruota. No, affianca chi lo precede, si fa vedere nello “specchietto“ retrovisore, per scoraggiare il rivale, per comunicare al compagno d’avventura che può alzarsi sulla sella quanto vuole, ma non si libererà di lui fino al traguardo. Ecco, l’Iran sta facendo esattamente questo: per quanto possa essere in difficoltà, per quanto i colpi americani e israeliani stiano facendo male, ha deciso di mostrarsi impermeabile a ogni offensiva. Piccolo spoiler: in questi casi difficilmente si taglia la striscia d’arrivo insieme. Uno dei due cede: quello che ha portato l’attacco può scoppiare, demoralizzato dalla reazione di chi segue. Ma a saltare pera aria può essere anche chi ha bluffato nella speranza di convincere l’avversario ad abbassare l’andatura, ché tanto nessun attacco sarebbe stato sufficiente. Avanza una terza domanda: Israele resterà a guardare o si unirà all’offensiva americana? Per il momento, gli israeliani sembrano essere rimasti in disparte. Non perché non abbiano il desiderio di rituffarsi nella mischia, ma perché ufficialmente quella in corso era una questione fra Iran e Stati Uniti. L’ordine di scuderia proveniente dalla Casa Bianca era probabilmente quello di non aggiungere altra carne al fuoco, nella speranza di ristabilire in fretta la tregua. Ma sono stati gli iraniani a pensare bene di mettere in crisi la strategia trumpiana. E allora? E allora ne deriva un quarto quesito, prima di lasciarvi al vostro primo caffè: Donald Trump e l’America, dinanzi ad attacchi che prendono di mira tutti gli Alleati del Golfo, possono dire “abbiamo scherzato”? Voi direte: possono farlo, è già successo. Ma il fatto che alle 5:00 di mattina io sia qui a premere il tasto “invio” per questo punto nave suggerisce che non sia stata una buona idea. Traduzione: non solo la guerra non è finita, ma la Repubblica Islamica sembra anche aver compreso che nello Studio Ovale c’è un presidente titubante all’idea di fare “tutto ciò che è necessario” per vincerla. E questo, di solito, è un bel problema. Ps: dietro questo punto nave ci sono una notte insonne e tanto impegno. A chi apprezza il mio lavoro chiedo di sostenerlo iscrivendosi al Blog: o regalando un abbonamento a una persona cara se si è già a bordo: È davvero importante per preservare questo spazio di informazione indipendente. Grazie a tutti. A più tardi.show more

Dario D'Angelo
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🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇨🇳🇹🇼🇮🇱🇺🇸 🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Arrivano notizie drammatiche dall’Ucraina.... La città di Lviv, quella che in Italia siamo abituati a conoscere come Leopoli, ha vissuto questa notte l’attacco più brutale dall’inizio della guerra. Oltre 4 ore di bombardamenti ininterrotti. Un bilancio di vittime ancora in via di definizione. Le forze di difesa hanno tentato di opporsi per come possibile, ma le esplosioni causate da droni e missili (anche un Kinzhal) hanno tuonato per tutta la notte, scuotendo la città e i suoi abitanti, provocando blackout estesi in diversi quartieri. Colonne di fumo nerissimo continuano a levarsi verso il cielo anche in questi minuti, mentre il sindaco esorta i residenti a tenere le finestre chiuse e a restare in luoghi “sicuri”, sempre che ve ne sia qualcuno. Perché è importante? Perché Lviv non è una città vicina al fronte. Al contrario: è la “capitale” dell’Ucraina occidentale, la più grande e importante dell’Ovest del Paese. Un bombardamento di questa natura non è giustificato da ragioni tattiche, ma solo psicologiche. Putin vuole dimostrare che può colpire ovunque, che senza una resa esiste il rischio non ci sia più un’Ucraina da difendere. Non solo: Lviv dista una cinquantina di km dal territorio polacco. Se tende un orecchio, la NATO può già sentire il suono della guerra. 🪖🇷🇺🇨🇳🇹🇼 Qualche mese fa - come spesso accade - fecero discutere le parole del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. L’ex primo ministro olandese ammise: “Se Xi Jinping dovesse attaccare Taiwan, la prima cosa che farebbe sarebbe assicurarsi di fare una telefonata al suo junior partner in questa vicenda, Vladimir Vladimirovich Putin, che si trova a Mosca, dicendogli: “Ehi, sto per farlo, e ho bisogno che tu tenga occupati gli occidentali in Europa attaccando il territorio della NATO””. Questo è il “worst case scenario” che l’Occidente sarebbe chiamato ad affrontare. Non siamo ancora a questo punto, ma non bisogna fingere di non vedere. Abbiamo prove di una collaborazione inquietante. Oltre 800 pagine di contratti e allegati ottenuti dal gruppo hacktivista Black Moon rivelano la decisione russa di sostenere Pechino nella preparazione dell’invasione dell’isola “ribelle, ricambiando con le lezioni apprese (a proprie spese) in Ucraina il sostegno garantito dalla Repubblica Popolare Cinese in termini di accesso a prodotti a duplice uso decisivi per la propria industria bellica e di export nel campo energetico. I documenti in questione dettagliano i piani russi di equipaggiare e addestrare un battaglione aviotrasportato dell’Esercito Popolare di Liberazione, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Taiwan. In particolare, Mosca prevede di fornire alle forze aviotrasportate cinesi 37 veicoli da combattimento della fanteria anfibi BMD-4M, 11 BTR-MDM aviotrasportati, 11 cannoni semoventi leggeri anticarro Sprut-SDM1 e un numero non specificato di veicoli da comando e osservazione aviotrasportati. Perché è importante? Perché si tratta di piattaforme che si rivelerebbero particolarmente utili per il combattimento nel terreno accidentato di Taiwan. I documenti rivelano anche i piani russi per addestrare le forze aviotrasportate cinese su atterraggi, manovre e controllo del fuoco: si tratta delle unità che, secondo i piani di Pechino, dovrebbero infiltrarsi a Taiwan, colpire obiettivi sensibili civili e militari, condurre azioni di sabotaggio e sostenere la conquista di hub logistici chiave. Insomma, è evidente: la collaborazione è già in uno stadio avanzato. 🪖🇮🇱🇺🇸 Chiudiamo questo punto nave domenicale con le ultime da Gaza. Il discorso di ieri sera di Bibi Netanyahu rappresenta un piccolo grande capolavoro politico. Tutti sanno che Netanyahu è stato “incastrato” da Trump. Anche Bibi lo sa. Anzi, è il primo a saperlo. Ma se non puoi vincere una battaglia, il primo obiettivo è non perdere la guerra. Ieri il primo ministro israeliano ha fatto questo. Ha ribaltato il tavolo della narrazione: questo accordo diplomatico è il nostro, è il mio, è ciò a cui abbiamo lavorato negli ultimi due anni. Si tratta di una verità soltanto parziale: è vero che Netanyahu ha preso a spallate l’Asse del Male, è vero che senza pressione militare Hamas non avrebbe mai fatto concessioni, ma è vero anche che sulla linea del traguardo Bibi avrebbe sperato di ricevere da Trump maggiore aderenza al suo stesso piano. E che nelle prossime ore, in Egitto, si giocherà una partita diplomatica in cui l’organizzazione terroristica palestinese saprà di poter sfruttare a proprio vantaggio il cuneo esistente fra lo Stato ebraico e la Casa Bianca. Al tavolo del negoziato, Israele dovrà cercare allora di far valere la carta più potente nel proprio mazzo, quella che l’Occidente più gli ha contestato: la forza militare, il fatto di controllare gli snodi cruciali nella Striscia, di avere le proprie truppe già alle porte della più grande roccaforte di Hamas. Non è un aspetto banale. Ma c’è un dato di cui tenere conto: i colloqui si svolgeranno senza la pressione del fuoco. A Gaza, su richiesta di Trump, oggi vige infatti qualcosa di molto vicino a un cessate il fuoco unilaterale. Questo cosa significa? Che Hamas ha interesse nel rallentare il processo. Ogni giorno senza una svolta è un giorno in cui i terroristi possono tentare di riorganizzarsi. Israele lo sa. Per questo spingerà per un negoziato all’insegna della velocità. Senza risultati concreti - traduco: senza il rilascio degli ostaggi già nella settimana che sta iniziando - chiederà a Trump carta bianca per entrare a Gaza City, dove circa 900mila del milione di residenti stimato nelle scorse settimane hanno ormai evacuato la città. Promemoria: se Hamas perde Gaza City perde la capitale del suo impero del terrore. Tutto si tiene. Ci sono punti di forza e debolezze da ogni lato. Vedremo chi sarà più capace, e più forte, nel negoziato. Se hai apprezzato questo punto nave, ti chiedo di sostenere il mio impegno quotidiano in maniera concreta. Puoi sostenere il Blog iscrivendoti ora: Qui se leggi da iPhone: o qui se leggi da qualunque altro dispositivo: Se invece sei già a bordo da tempo, ti chiedo una mano per sostenere le molte spese che uno spazio indipendente come questo è chiamato ad affrontare. Puoi farlo attraverso una piccola donazione: Ti ringrazio.show more

Dario D'Angelo
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Dunque. La bravissima Martina Maltagliati, biografa ufficiale di Andrea... Sempio (Ma poi, chi è Sempio? Mi pare sia indagato dalla Procura per qualcosa ma voi vi ricordate cosa perché io mi ricordo solo della CARTELLA MILITARE di Stasi ma di Sempio, no), ci informa che IL MEDESIMO non si è "disfatto" del computer. No, ma poi che verbo sconsiderato, cara Martina, cioè "disfarsi", tu lo sai, è un verbo riflessivo un po' viscido, di quelli che lasciano sempre una scia semantica pericolosa perché non indica solo un'azione materiale ma porta con sé un'intenzione. Comunque, l'ha buttato, dai, meglio così. Tra dicembre 2024 e gennaio 2025 cioè qualche mese prima di essere indagato (marzo) e molto prima della perquisizione (maggio). Quindi, tecnicamente, prima che qualsiasi accusa formale prenda corpo. Bene. Poi però c'è un dettaglio che bussa piano alla porta del mio cervello limbico, oh ma insiste eh, sarà contenta una certa criminologa. Noi sappiamo che gli investigatori frequentavano i rifiuti in quel di Garlasco sicuramente dal 2023. Con dedizione, metodo e una certa costanza, specie col favore delle tenebre. E allora la suggestione nasce da sola: chissà se quel computer, è rimasto lì? È stato raccolto? È stato guardato? Non lo sappiamo. Chissà se anche Ghandi se lo pone, questo dubbio. Chissà se, ogni tanto, guarda un cassonetto e pensa: "E se…?" #Garlascoshow more

l'Agitatrice culturale Specialista della comunicaz
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🚨🪖🇺🇸 Si può discutere sul fatto che le sue... idee e i suoi modi servissero sempre al meglio le cause che più aveva a cuore. O se invece non si rivelassero alle volte controproducenti. Ma nessuno può dubitare del fatto che Lindsey Graham sia stato uno dei più grandi sostenitori dell’idea di Occidente in America. Per capire basta poco: basta osservare le reazioni che arrivano in questi minuti, alla notizia della sua morte improvvisa, da Ucraina e Israele. Paesi alle prese con situazioni e pericoli diversi, ma accomunati da minacce di natura esistenziale e da un diffuso desiderio di vivere in pace, senza doversi preoccupare di chi vorrebbe cancellarli dalle mappe, oggi come ieri. Si può dire in questo senso che il senatore repubblicano sia morto da vivo. Era appena tornato dalla sua decima visita in Ucraina. E col suo modo di fare scenico, affinato in anni e anni di interazioni coi media, aveva annunciato che “circa 30 minuti fa, abbiamo raggiunto un accordo con la Casa Bianca su una versione del disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia”, che una volta approvato avrebbe a suo dire fornito al presidente Trump “gli strumenti necessari per contribuire a porre fine a questa guerra”. Vibrazioni simili si avvertono in questi minuti anche fra Tel Aviv e Gerusalemme, dov’è chiara la percezione di aver perso il più grande amico di Israele al Congresso. È il segno dei tempi, ma anche un colpo improvviso che affliggerà ulteriormente lo stato di una “special relationship” già ai minimi termini come quella fra Stati Uniti e Israele. No, Graham non era un santo, era un personaggio controverso. Al di là delle posizioni politiche, su cui ognuno di voi avrà le proprie idee, i suoi modi potevano diventare alle volte bruschi, tradendo a tratti anche una certa arroganza. Chiedere per capire a Mette Frederiksen. Pochi mesi fa, in una stanza della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco - forum di cui Graham era ormai un veterano, ricevendo ogni anno un’accoglienza da star - venne apostrofata dal senatore repubblicano con l’espressione “piccola signora”, durante uno sfogo sul futuro della Groenlandia che non poteva certo trovare d’accordo il primo ministro danese. Graham era anche questo: capace di grandi sfuriate, ma un attimo dopo di sfoggiare il caldo sorriso tipico della gente del South Carolina. Non ha visto esaudito il desiderio di sopravvivere al regime iraniano ma se n’è andato nelle ore in cui gli Stati Uniti sono tornati a indebolirlo con nuovi raid aerei. È impossibile sopravvalutare l’influenza che ha esercitato dietro le quinte su Donald Trump, lo stesso leader che prima aveva osteggiato, poi definito “il più grande di tutti i presidenti”, una sorta di “Reagan Plus”, Reagan all’ennesima potenza. Se un po’ ho imparato a conoscere il modo di vivere l’amicizia di Trump, non sarei sorpreso se nelle prossime ore il presidente USA decidesse di “onorare” la memoria di Graham con un’azione spettacolare in Iran. Un assalto a Kharg Island, l’uccisione di un alto esponente del regime, un intenso bombardamento dalle parti Hormuz: non so dire cosa esattamente, ma per quanto irrazionale possa sembrare, mi aspetto una Casa Bianca più aggressiva - almeno nel breve termine - proprio “in memoria” di Graham. Chiudo con una piccola nota storica: se ne va l’ultimo dei “tre amigos”. Erano Graham, John McCain e il democratico (poi indipendente) Joe Lieberman: un terzetto famoso per collaborare su leggi destinate ad avere un forte impatto sulla politica estera statunitense. Una volta fu proprio McCain a raccontare come tutto ebbe inizio. Durante la spinta per l’impeachment dell’allora presidente Clinton, Graham - allora membro della Camera - stava presentando il caso ai senatori e secondo il racconto di McCain, “in un’occasione tra le più solenni, disse: ‘Sa, dalle mie parti, qualunque uomo che chiami una donna alle 2 del mattino non ha buone intenzioni’. Capii subito che Lindsey Graham era una persona con cui volevo passare del tempo”. Nemmeno la politica riuscì nell’impresa di dividerli: quando McCain espresse il voto decisivo contro una proposta di legge presentata proprio da Graham per riformare l’Affordable Care Act, affossando le possibilità repubblicane di abolire l’Obamacare, molti si chiesero se la loro amicizia avrebbe retto alla tempesta. A rispondere fu proprio Graham: “È uno dei miei amici più cari al mondo, e John McCain può fare quello che diavolo vuole: si è guadagnato questo diritto. A qualunque americano abbia un problema con il voto di John McCain, posso solo dire questo: John McCain era disposto a morire per questo Paese, e può votare come vuole. Per me non cambia nulla”. Anche in questo senso la sua morte rappresenta la fine di un’era. Il Congresso è da tempo un posto molto diverso da quello che è stato per decenni. La sua assenza, nei corridoi di Capitol Hill, si avvertirà nitidamente. Se hai apprezzato questo pezzo, ti chiedo di premiare il mio impegno. Iscriviti al Blog. Puoi farlo con un semplice clic: Ps: se leggi da iPhone non dimenticare di scaricare l’app del Blog cliccando qui: Il Blog di Dario D'Angelo Ti ringrazio.show more

Dario D'Angelo
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