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Savino Balzano

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Speaker @RadioCusano, Fromboliere @RivistaLaFionda. 📚: "Romanzo Quirinale" per @PaperFirst

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Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

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Panico alla #CasaBianca: #PaoloMieli ha tuonato ieri sera in diretta: «finchè c'è questa amministrazione non andrò mai più a un ricevimento per il 14 luglio all'ambasciata americana». #DonaldTrump ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano a #Washington per chiedere spiegazioni e pare che sia intercorsa anche una telefonata tra lo stesso #Trump e #Mieli. La posizione di quest'ultimo sembrerebbe irremovibile, nonostante il Presidente #USA abbia messo sul tavolo l'ipotesi di importanti forniture di ostriche e champagne. Niente, Paolo è proprio arrabbiato. A parte il lapsus sulla data (voleva dire il 4 luglio, evidentemente), credo che la dichiarazione rappresenti davvero la sublimazione di questa #sinistrucola salottiera: per loro, "resistenza" è non andare alle feste. «Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!»: alla lotta Paolo! Cin cin!

Panico alla #CasaBianca: #PaoloMieli ha tuonato ieri sera in diretta: «finchè c'è questa amministrazione non andrò mai più a un ricevimento per il 14 luglio all'ambasciata americana». #DonaldTrump ha immediatamente convocato l'ambasciatore italiano a #Washington per chiedere spiegazioni e pare che sia intercorsa anche una telefonata tra lo stesso #Trump e #Mieli. La posizione di quest'ultimo sembrerebbe irremovibile, nonostante il Presidente #USA abbia messo sul tavolo l'ipotesi di importanti forniture di ostriche e champagne. Niente, Paolo è proprio arrabbiato. A parte il lapsus sulla data (voleva dire il 4 luglio, evidentemente), credo che la dichiarazione rappresenti davvero la sublimazione di questa #sinistrucola salottiera: per loro, "resistenza" è non andare alle feste. «Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!»: alla lotta Paolo! Cin cin!

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Ieri sera, con incredibile candore, e senza alcuna reazione da parte di chi l'ascoltava, #Prodi ha confessato: ha espresso chiaramente la sua idea di #Europa o, meglio, la sua idea di #UE. Testualmente: «bisogna partire dall'accordo fra la #Francia e la #Germania con DIETRO l'#Italia: questa era l'europa quando funzionava. Se non è questo, è chiaro che non si riesca ad andare avanti». Fossi stato io a dialogarci, gli avrei domandato: - cosa intende con "dietro"? - cosa intende con "funzionare"? - cosa inende con "avanti"? Perché la questione è tutta qui: esiste una classe dirigente (di cui #RomanoProdi è espressione, ma non da solo: pensate a #Draghi che ieri sera Romano chiamava familiarmente e affettuosamente "Mario") che ritiene opportuno che il nostro Paese stia dietro ad alcuni altri. Tale posizionamento è utile al conseguimento di determinati obiettivi, a specifici "funzionamenti", che mandino "avanti" qualcuno che non siamo noi (noi restiamo, appunto, dietro). È un preciso approccio culturale prima che politico: a volerlo pensare in buonafede (e ce ne vuole, a mio avviso) quantomeno nutre una visione diffidente nei confronti del suo stesso Paese, non ci crede. A voler essere malfidati, invece, basterebbe ricordare (ancora una volta!) quello che ci promise: «Con l’#euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più». Di cosa abbiamo veramente bisogno? di chi? Dobbiamo affidarci agli uomini che rappresentano questa Europa in Italia? mi riferisco ai Prodi, ai #MarioDraghi, ai #Monti? o sperare finalmente di sganciarci da un apparato istituzionale, che fino a oggi ci ha asfissiato, sperando ti tornare a respirare aria fresca? Io non avrei alcun dubbio. Intanto, complimenti ancora a #Formigli per l'intervista a schiena dritta: l'ha messo veramente alle corte, un dialogo severo e spietato. Da un momento all'altro mi aspettavo gli domandasse qualcosa tipo: «Presidente, ha mai pensato di rimettersi in gioco, di scendere nuovamente in campo? avremmo tanto tanto bisogno di lei...».

Ieri sera, con incredibile candore, e senza alcuna reazione da parte di chi l'ascoltava, #Prodi ha confessato: ha espresso chiaramente la sua idea di #Europa o, meglio, la sua idea di #UE. Testualmente: «bisogna partire dall'accordo fra la #Francia e la #Germania con DIETRO l'#Italia: questa era l'europa quando funzionava. Se non è questo, è chiaro che non si riesca ad andare avanti». Fossi stato io a dialogarci, gli avrei domandato: - cosa intende con "dietro"? - cosa intende con "funzionare"? - cosa inende con "avanti"? Perché la questione è tutta qui: esiste una classe dirigente (di cui #RomanoProdi è espressione, ma non da solo: pensate a #Draghi che ieri sera Romano chiamava familiarmente e affettuosamente "Mario") che ritiene opportuno che il nostro Paese stia dietro ad alcuni altri. Tale posizionamento è utile al conseguimento di determinati obiettivi, a specifici "funzionamenti", che mandino "avanti" qualcuno che non siamo noi (noi restiamo, appunto, dietro). È un preciso approccio culturale prima che politico: a volerlo pensare in buonafede (e ce ne vuole, a mio avviso) quantomeno nutre una visione diffidente nei confronti del suo stesso Paese, non ci crede. A voler essere malfidati, invece, basterebbe ricordare (ancora una volta!) quello che ci promise: «Con l’#euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più». Di cosa abbiamo veramente bisogno? di chi? Dobbiamo affidarci agli uomini che rappresentano questa Europa in Italia? mi riferisco ai Prodi, ai #MarioDraghi, ai #Monti? o sperare finalmente di sganciarci da un apparato istituzionale, che fino a oggi ci ha asfissiato, sperando ti tornare a respirare aria fresca? Io non avrei alcun dubbio. Intanto, complimenti ancora a #Formigli per l'intervista a schiena dritta: l'ha messo veramente alle corte, un dialogo severo e spietato. Da un momento all'altro mi aspettavo gli domandasse qualcosa tipo: «Presidente, ha mai pensato di rimettersi in gioco, di scendere nuovamente in campo? avremmo tanto tanto bisogno di lei...».

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Questa me l’ero persa e mi scuso. Ve la propongo perché credo sia semplicemente meravigliosa. Meravigliosa! Sabato scorso, in piazza, è ricicciato anche lui: D’Alema. Era in marcia, il Massimo. D’Alema, in una manifestazione per il rispetto del diritto internazionale e per la pace. Dico: ve lo devo spiegare perché la cosa è piuttosto curiosa oppure è semplicemente scontato? Quello che nel 1999 era Presidente del Consiglio dei Ministri e fece partecipare l’Italia all’operazione Allied Force su Belgrado, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Prendemmo parte alle operazioni sia garantendo la logistica, sia partecipando direttamente ai bombardamenti. Colpimmo ospedali, scuole, centrali elettriche, ponti, stazioni ferroviarie e persino la sede della TV di Stato serba (RTS). La NATO ricorse a proiettili all’uranio impoverito e bombe a grappolo. Almeno 500 civili uccisi, alcuni dicono 1000. Migliaia e migliaia di feriti, e danni a lungo termine sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Lui era in piazza a rivendicare l’impegno per la pace e il rispetto del diritto internazionale. Non solo, dice pure che con loro al governo le cose andavano meglio di oggi. Lui che, seppur senza alcuna implicazione penale, ha recentemente tentato di operare una intermediazione tra la Colombia, Leonardo e Fincantieri «per l’acquisto di aerei militari e sommergibili». Se la trattativa si fosse conclusa, «lui e gli intermediari colombiani si sarebbero spartiti equamente circa 80 milioni di euro di commissione» (Il Post, 12 aprile 2025). Lui era in piazza per la pace e per il rispetto del diritto internazionale. Insomma, le armi no: ve? Poi chiedono alla gente di andare a votare per il lavoro (nella stessa manifestazione, peraltro, strumentalizzandola e violando il silenzio elettorale) e quella, curiosamente, preferisce andare al mare. Certo che ne accadono di cose strane, di questi tempi!

Questa me l’ero persa e mi scuso. Ve la propongo perché credo sia semplicemente meravigliosa. Meravigliosa! Sabato scorso, in piazza, è ricicciato anche lui: D’Alema. Era in marcia, il Massimo. D’Alema, in una manifestazione per il rispetto del diritto internazionale e per la pace. Dico: ve lo devo spiegare perché la cosa è piuttosto curiosa oppure è semplicemente scontato? Quello che nel 1999 era Presidente del Consiglio dei Ministri e fece partecipare l’Italia all’operazione Allied Force su Belgrado, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Prendemmo parte alle operazioni sia garantendo la logistica, sia partecipando direttamente ai bombardamenti. Colpimmo ospedali, scuole, centrali elettriche, ponti, stazioni ferroviarie e persino la sede della TV di Stato serba (RTS). La NATO ricorse a proiettili all’uranio impoverito e bombe a grappolo. Almeno 500 civili uccisi, alcuni dicono 1000. Migliaia e migliaia di feriti, e danni a lungo termine sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Lui era in piazza a rivendicare l’impegno per la pace e il rispetto del diritto internazionale. Non solo, dice pure che con loro al governo le cose andavano meglio di oggi. Lui che, seppur senza alcuna implicazione penale, ha recentemente tentato di operare una intermediazione tra la Colombia, Leonardo e Fincantieri «per l’acquisto di aerei militari e sommergibili». Se la trattativa si fosse conclusa, «lui e gli intermediari colombiani si sarebbero spartiti equamente circa 80 milioni di euro di commissione» (Il Post, 12 aprile 2025). Lui era in piazza per la pace e per il rispetto del diritto internazionale. Insomma, le armi no: ve? Poi chiedono alla gente di andare a votare per il lavoro (nella stessa manifestazione, peraltro, strumentalizzandola e violando il silenzio elettorale) e quella, curiosamente, preferisce andare al mare. Certo che ne accadono di cose strane, di questi tempi!

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È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.

Savino Balzano

114,734 görüntüleme • 9 ay önce

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I lecchini di #Mattarella, per sollevarlo da ogni responsabilità sul caso della #grazia a #Minetti, citano ossessivamente l’articolo 89 della Costituzione: «Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità». Ignoranti o in malafede. Nel 2006, la Corte Costituzionale (e #SergioMattarella lo sa benissimo) ha accolto la posizione di un altro inquilino del #Quirinale, Carlo Azeglio #Ciampi, secondo cui «la controfirma ministeriale si presenta come atto dovuto, con funzione, per così dire, notarile». Nella stessa pronuncia, la Corte ha sancito un principio chiarissimo: «Quanto, segnatamente, alla controfirma, pur necessaria per il completamento della fattispecie, è da rilevare – in via generale – come essa assuma un diverso valore a seconda del tipo di atto di cui rappresenta il completamento o, più esattamente, un requisito di validità. È chiaro, infatti, che alla controfirma va attribuito carattere sostanziale quando l’atto sottoposto alla firma del Capo dello Stato sia di tipo governativo e, dunque, espressione delle potestà proprie dell’Esecutivo, mentre ad essa deve essere riconosciuto valore soltanto formale quando l’atto sia espressione di poteri propri del Presidente della Repubblica, quali – ad esempio – quelli di inviare messaggi alle Camere, di nomina di senatori a vita o dei giudici costituzionali. A tali atti deve essere equiparato quello di concessione della grazia, che solo al Capo dello Stato è riconosciuto dall’art. 87 della Costituzione». Caso chiuso, o serve anche un disegnino? La responsabilità politica, nel merito, della grazia a #NicoleMinetti è tutta, interamente, al 100% di Sergio Mattarella. Chi sostiene il contrario dice sciocchezze, nel tentativo di apparire il più zelante tra i difensori del Colle.

Savino Balzano

10,835 görüntüleme • 1 ay önce

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E anche questo #25aprile ce lo stiamo levando dalle palle. Cantano Bella ciao, parlano di #Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma se davvero il #fascismo tornasse sarebbero collaborazionisti. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, #Liberazione e Costituzione, ma non hanno mai il coraggio di dire una sola parola davvero rivoluzionaria, fuori dallo steccato del politicamente corretto. Non rischiano mai nulla: altro che partigiani! Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma sono solo ipocriti e strumentalizzano una drammatica pagina della nostra storia per meschini fini politici o per guadagnare dalla vendita di qualche libro in più. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma vogliono ossessivamente tappare la bocca a chiunque non la pensi come loro. Sono i fascisti dell'#antifascismo. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e #Costituzione, ma quando hanno potuto ci hanno chiuso in casa, impedito di lavorare, e non ci lasciavano nemmeno salire su un mezzo pubblico... alcuni di loro, godendone. Cantano #BellaCiao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma quando hanno governato hanno falcidiato lo Stato sociale: sanità, ricerca, università. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma ci hanno messo nelle mani di tecnocrati antidemocratici, al servizio delle lobby e della finanza. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma quando hanno potuto hanno piallato i diritti dei lavoratori. Cantano Bella ciao, parlano di Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma non fanno altro che piegarsi, servire, leccare i piedi a poteri profondi e oscuri. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì alle 17 Radio Cusano.

Savino Balzano

11,267 görüntüleme • 1 ay önce