
Giulio Cavalli
@giuliocavalli • 50,463 subscribers
Scrittore, teatrante, giornalista. Spettacoli: https://t.co/bmFGpsXY7S
Shorts
Videos

Il video è di ieri: mentre la Knesset approva in prima lettura il disegno di legge che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di “terrorismo”, Itamar Ben Gvir entra in Aula con un vassoio e distribuisce dolci ai deputati della coalizione. Applausi, pacche, clima da festeggiamenti: la politica che celebra l’eliminazione come programma di governo. La votazione si è chiusa 39 a 16: è il primo passaggio di tre, ma il segnale è già chiarissimo. Il testo — bandiera del partito kahanista di Ben Gvir, Otzma Yehudit — punta a rendere eseguibile la condanna capitale per chi uccide israeliani con movente “nazionale”. Una formula elastica che, in un sistema che pratica detenzione amministrativa e processi militari per palestinesi, spalanca la porta all’arbitrio. Il governo ha spinto sull’acceleratore: nelle settimane scorse il premier ha dato copertura politica, e la Commissione Sicurezza nazionale ha mandato il provvedimento in Aula. Oggi il primo sì. Ben Gvir non è un passante. È il ministro condannato in passato per incitamento all’odio, l’uomo che ha costruito consenso su punizioni esemplari e umiliazioni carcerarie. Nel giorno in cui un Parlamento occidentale riapre la strada alla pena di morte etnica, lui porta i pasticcini. Il punto non è il gesto folkloristico: è la pedagogia del potere. Si normalizza l’idea che la sovranità si affermi con il boia, che la giustizia sia vendetta, che la vita palestinese valga meno di un applauso. Questo non è “ordine pubblico”. È l’ennesimo tassello di uno Stato che si autoassolve mentre moltiplica eccezioni, tribunali speciali, diritti differenziali. Oggi la festa è per un primo voto; domani potrebbe essere per la prima esecuzione. In mezzo ci sono le famiglie che attendono notizie dai penitenziari, i corpi senza processo, Gaza e Cisgiordania ridotte a un esperimento di dominio. Tenetevi l’immagine: un ministro con il vassoio in mano, i seggi della Knesset sullo sfondo e la platea che ride. È la cartolina di uno Stato che ha smesso di vergognarsi. E che trasforma la morte in dolcezza parlamentare.
Giulio Cavalli102,776 views • 8 months ago

Durante una seduta al CNEL, Incoronata Boccia, direttrice dell’Ufficio stampa Rai, ha dichiarato che «non esiste una sola prova che l’esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi», accusando i media di essersi «piegati alla propaganda dei set di Hamas». Le parole arrivano a conflitto sospeso, nel pieno del cessate il fuoco firmato, ma rivelano la continuità di una narrazione che sopravvive alla guerra: quella che cancella le prove e addomestica l’opinione pubblica. Secondo i rapporti ONU e le indagini di Reuters, Associated Press e Human Rights Watch, tra il 2023 e il 2025 oltre 67mila palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi e più del 90 per cento delle abitazioni è stato distrutto. Documenti video, testimonianze e tracciamenti satellitari hanno confermato attacchi deliberati su scuole, ospedali e convogli umanitari. Ma il servizio pubblico italiano sceglie di parlare di “set di propaganda”, sostituendo i fatti con la fedeltà politica. L’intervento di Boccia, mai smentito dai vertici Rai, si inserisce in una linea editoriale che negli ultimi mesi ha censurato reportage, oscurato immagini di Gaza e rimosso ospiti scomodi dalle trasmissioni di approfondimento. Una gestione dell’informazione che trasforma la neutralità in obbedienza, e l’obiettività in omissione. Mentre la comunità internazionale discute di ricostruzione e giustizia, la Rai sembra aver già scelto da che parte stare: quella del silenzio utile, dove le vittime scompaiono e le responsabilità si dissolvono. In un Paese che si proclama democratico, la prima guerra da raccontare è ormai quella contro la verità. 📹 Il Grande Flagello
Giulio Cavalli83,989 views • 9 months ago

L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani. Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso. Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono. C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini. Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua. #LaSveglia per La Notizia
Giulio Cavalli12,893 views • 1 month ago

Risponde al Presidente Mattarella Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia «Non possiamo accettare la proposta del Presidente Mattarella di deviare la nostra rotta e affidare al Patriarcato Latino di Gerusalemme il compito di consegnare gli aiuti a Gaza. La questione degli aiuti è fondamentale, e siamo pronti a valutare mediazioni, ma non a costo di cambiare rotta. Cambiare rotta significherebbe ammettere che Israele può continuare ad agire nell’illegalità, indisturbato, senza che nessuno possa (o voglia) far nulla.» Global Sumud Italia
Giulio Cavalli78,210 views • 10 months ago

"Ho lavorato in Rai per quarant'anni, non ho mai visto l'occupazione politica che c'è oggi" Le parole di Riccardo Cucchi, storico radiocronista Rai, nel suo intervento ad "Urto", con Giulio Cavalli. (Dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 12 su Radio Cusano e il canale 234 del digitale terrestre e poi in podcast su Spotify) #riccardocucchi #rai #serviziopubblico #governo
Giulio Cavalli44,443 views • 5 months ago

Meloni accusa «esponenti dell’altra parte» di incitare contro di lei. Un giornalista le chiede: «chi?». E lì si ferma tutto. Nessun nome, nessuna prova. Solo allusioni. È il potere delle domande vere: fanno crollare le sceneggiate di chi governa a colpi di slogan.
Giulio Cavalli69,756 views • 10 months ago

Pedro Sánchez demolisce l’ipocrisia dell’estrema destra: “Disprezzate gli immigrati che fanno crescere l’economia e idolatrate oligarchi stranieri che lavorano per distruggere l’Europa”. Un minuto di verità nel Parlamento spagnolo, rivolto a Vox ma buono anche per Salvini, Meloni e compagnia sovranista. Altro che patrioti: il vostro nemico non viene sui barconi, arriva in jet privato.
Giulio Cavalli59,099 views • 1 year ago

Nelle ultime ore in Italia è accaduto che 300 luridi fascisti abbiano marciato a Bologna, dove il governo ha concesso la città ai Patrioti e Casapound, due gruppi che andrebbero cancellati da qualunque parte si guardi la Costituzione. Poi è accaduto che la presidente del Consiglio e il suo vice, Meloni e Salvini, abbiano avuto il coraggio di attaccare “certa sinistra”. La leader di fratelli d’Italia ha definito “sinistra da salotto” coloro che ancora hanno lo stomaco e le energie di ribellarsi a questo fascismo strisciante che spesso trova il patrocinio dei partiti di maggioranza. Ha sputato in faccia agli stessi ideali che le permettono di sedere a Palazzo Chigi piuttosto che essere da donna del fascio ripetendo le parole di Ines Donati “volli essere troppo virile e dimenticai che poi ero una debole donna”. Il ministro Salvini ha sfidato il senso del ridicolo sprecando fiato per chiedere la chiusura dei centri sociali, con un curioso strabismo per i criminali neri. Erano gli stessi centri sociali che il giovane Matteo frequentava nella sua prima giovinezza, quando non aveva bisogno di accarezzare i più bassi istinti nella speranza di galleggiare. Poi è accaduto che l’account ufficiale del partito di una presidente del Consiglio abbia scritto un post su X in cui ha attaccato Roberto Saviano definendolo “sciacallo”, “senza dignità”, “uno dei peggiori scrittori che l’Italia abbia mai conosciuto”. Sono gli stessi che hanno punito un professore dimostrando di non conoscere la differenza tra contestazione e censura. È ora di smettere di sottovalutare questi segnali. La democrazia non si difende da sola: tocca a ciascuno di noi fare la propria parte. #LaSveglia per La Notizia
Giulio Cavalli69,987 views • 1 year ago

Aveva la borsa di studio, il visto italiano, il lasciapassare e l'autorizzazione di sicurezza rilasciata giorni prima. Il 2 giugno, al valico di Kerem Shalom, Mahmoud Al Najjar, ingegnere di Jabalia e docente all'Università islamica di Gaza, è stato portato via mentre il gruppo di studenti proseguiva verso Roma, a Tor Vergata. L'esercito israeliano lo definisce a Repubblica "un terrorista operativo di Hamas" che "ha partecipato all'invasione di Israele il 7 ottobre 2023". Nessun capo d'imputazione, nessuna prova resa pubblica. La famiglia, raggiunta dalla testata Kritica, dice l'opposto: oppositore di Hamas, critico del gruppo anche sui social, unico superstite dei suoi, moglie e quattro figli uccisi in un raid israeliano dell'ottobre 2024. Ora, secondo i familiari, è nel carcere israeliano di Asqalan. Il programma è di Antonio Tajani: 229 studenti palestinesi portati in Italia dallo scorso autunno, sempre per il valico israeliano di Kerem Shalom, sempre, scrive la Farnesina, "in raccordo con le Autorità israeliane". L'occupante, che la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale col parere del 19 luglio 2024, autorizza l'uscita e poi, al proprio cancello, decide chi è studente e chi terrorista, e fa sparire un civile. A maggio l'esercito israeliano ha ucciso a Gaza almeno 119 persone, 19 bambini, il mese più letale dell'anno secondo il ministero della Salute. Intanto restano a Bengasi da undici giorni i due italiani del convoglio di terra, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: il 2 giugno il procuratore libico ha prorogato la custodia senza fissare udienza, il 3 presidio alla Farnesina. Tajani: «Speriamo tornino presto». I compagni di Mahmoud sono arrivati. Lui no. Tajani aveva promesso di portarli «in sicurezza verso un'opportunità di studio e di futuro». #LaSveglia per La Notizia
Giulio Cavalli10,919 views • 1 month ago

Questa non è “resilienza”. È resistenza. Nel silenzio dei flash preparati per le foto di rito dei potenti, un abitante di Gaza rimette insieme una cucina con ciò che resta: porte diventate piani di lavoro, ferri piegati a mano, mattoni lavati dalla polvere. Dopo due anni di assedio e bombardamenti, oltre 67.000 palestinesi sono stati uccisi e quasi 170.000 feriti; Gaza City ha l’83% degli edifici danneggiati e sull’intera Striscia più di 100.000 strutture risultano distrutte, con decine di milioni di tonnellate di macerie da rimuovere. Eppure le persone tornano, ricostruiscono, cucinano, si riprendono la vita: è il gesto politico più semplice e più radicale. Non chiamatela resilienza — parola comoda che fa sembrare tutto ineluttabile. È resistenza civile, ogni giorno, in ogni cucina che rinasce.
Giulio Cavalli38,207 views • 9 months ago

C’è una domanda semplice per smontare il ministro Matteo Salvini a proposito del suo imbarazzante video su sfondo nero in cui dichiara di essere colpevole di “avere difeso l’Italia: da chi? Da chi ha difeso l’Italia Matteo Salvini tenendo una banda di disperati su una nave. Ci ha difeso da donne e bambini? Da chi ci ha difeso Matteo Salvini colpevole di omissione di soccorso poiché con la nave bloccata al porto l’operazione Sar - di ricerca e soccorso - era ancora attiva? Ci ha difeso dagli scafisti che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso di scovare in tutto l’orbe terraqueo prima di stringere le mani dei governi che sugli scafisti reggono il proprio potere ricattatorio? Salvini non è “colpevole di avere difeso l’Italia”. Salvini è politicamente colpevole di essere forte con i deboli e debole con i forti. Salvini è politicamente colpevole di essere parte di un governo che vede lui sotto processo, Delmastro che sarà a processo, Santanchè che sarà a processo, Pozzolo che sarà a processo, Montaruli già condannata, Sangiuliano probabilmente indagato, Toti ai servizi sociali. Salvini è politicamente colpevole di alimentare il giogo che ha trasformato Rainews in un triste megafono di governo. Salvini è politicamente colpevole di avere inventato la concimazione dei bassi istinti come metodo elettorale. Salvini è politicamente colpevole di avere trascinato l’Italia in un grottesco processo in cui rivendica di essere al di sopra del diritto internazionale. #LaSveglia per La Notizia
Giulio Cavalli72,212 views • 1 year ago