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Leonardo Maria Del Vecchio, che aveva prima provato a comprare Repubblica e La Stampa e poi, non riuscendoci, ha virato su una grossa quota dei quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN, si sente chiedere da Lilli Gruber: «Perché ha deciso di investire nell'editoria?» «Perché...

67,616 views • 5 months ago •via X (Twitter)

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Di ©Sabrina F. Sordi, in questo video, fa più rivoluzione in tre frasi che mille intellettuali in vent’anni di chiacchiere da salotto radical chic. Dice la verità che fa male, quella che nessuno vuole sentire perché puzza di realtà e non di profumo da centro commerciale: il consumismo ha rubato all’uomo la gioia dell’attesa, il gusto della conquista, la bellezza della scarsità. Una volta, come dice lui, il pezzetto di carne era una festa, non un diritto sindacale. Lo spaghetto un po’ scotto ma fatto in casa era un lusso, non un fallimento da food blogger. Perché era tuo, perché te lo guadagnavi, perché te lo sudavi. E quel sudore dava senso a tutto. Poi è arrivata la televisione – e con lei la pubblicità, la moda, la psicologia del bisogno finto. Ti hanno convinto che se non hai, non sei. Che se non guidi il SUV, se non vai alle Maldive, se non hai la camicia stirata da altri, sei un poveraccio. Ma poveraccio di cosa, di oggetti o di spirito? Sordi lo capisce prima degli altri: “si è persa la felicità delle piccole cose”. Ma non perché non esistano più. Perché ci hanno convinti che valgono zero. Perché non fanno click, non fanno tendenza, non ti portano followers. Oggi il povero non è più dignitoso, è invisibile. E questo è un crimine culturale. Il consumismo non ha alzato il livello di vita: ha abbassato l’asticella del desiderio. Ci ha resi tutti uguali nei gusti, e quindi nel vuoto. Ci ha riempito le mani, ma ci ha svuotato il cuore. Sordi non faceva solo ridere. Faceva male. Perché diceva la verità: e la verità, non piace più a nessuno. Svegliatevi. 👇👇👇

Sabrina F.

44,234 views • 11 months ago

Julian Assange, con quella faccia da hacker stanco e lo sguardo di chi ha visto più menzogne di quante una mente sana possa sopportare, non ha detto una cosa: ha detto la verità. La verità che i salotti televisivi non vogliono, che i telegiornali servili nascondono dietro titoli in maiuscolo, che i giornalisti con lo stipendio pagato dal governo travestono da “inchieste”. La verità è che la guerra non comincia coi fucili, ma con le penne. E da almeno cinquant’anni, se non da sempre, le redazioni sono i veri centri di comando. Ogni bomba sganciata in Iraq, ogni drone su Gaza, ogni “missione di pace” in Afghanistan, ha avuto il via libera morale prima sui media servi di regime, poi al Pentagono. Perché la gente, povera illusa, va in guerra solo quando la convinci che c’è un nemico. E i nemici si creano a tavolino, con un buon titolo, una foto strappalacrime, e un esperto in studio che finge imparzialità. Assange ci ha mostrato tutto questo, e lo hanno rinchiuso. Non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha svelato. Perché in un mondo di menzogne, dire la verità è l’unico vero crimine. E l'informazione? Peggio delle armi. Perché le armi uccidono i corpi, ma i media uccidono la coscienza. Hanno convinto intere generazioni che la NATO è pace, che l’Unione Europea è progresso, che Zelensky è Churchill e Draghi è Dio. E invece sono burattini con la lacca, servi del potere che si nutrono di consenso manipolato. Sì, ci sono giornalisti coraggiosi. Ma sono la minoranza silenziosa in un esercito di prostituti dell’informazione, che si vendono ogni giorno al miglior padrone. E la domanda di Assange – se il mondo non sarebbe migliore senza i media – è scomoda, radicale, urgente. Perché la vera guerra non è in Ucraina o in Medio Oriente. È sotto casa tua, nel cervello di chi accende la TV e spegne il cervello. E finché non spegniamo quella TV, continueremo a votare guerre pensando di votare la pace. ©Sabrina F. 👇👇👇

Sabrina F.

12,971 views • 1 year ago